I movimenti di Malen e la ‘falsa’ teoria degli scarsi rifornimenti

I movimenti di Malen e la ‘falsa’ teoria degli scarsi rifornimenti

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Donyell Malen è l’anello di congiunzione tra le idee offensive di Gasperini e la pragmatica realizzazione sul campo.

La sinergia tecnica tra l’allenatore e il centravanti è tutta racchiusa nella candida ammissione del mister dopo Napoli-Roma: “Se lo avessimo avuto dall’inizio della stagione avremmo qualche punto in più in classifica”.

D’altronde GPG è uomo del fare ma per costruire ha bisogno della materia prima. Dovbyk (definito a luglio ‘uno strumento difettoso’) e Ferguson appiedato da una caviglia cronicamente malata, non riuscivano comunque neanche nel loro miglior momento di forma a tramutare sul campo le richieste tattiche dell’allenatore. Gasp ha bisogno per sua natura di un uomo che sfoghi nella profondità l’enorme mole gioco che le sue squadre tendenzialmente creano in quasi tutte le partite. Una manovra fatta di pressing, costruzione, aggiramento della difesa avversaria.

Quante volte la palla imbucata centralmente addosso all’ucraino è rimasta lettera morta; quante volte invece i tentativi di movimento di Ferguson si sono scontrati con un’intermittenza cronica del ragazzo. Il calcio è dei calciatori, lo fanno i calciatori, gli allenatori indirizzano, studiano, creano ma la resa dipende dai musicisti che interpretano lo spartito nei 90 minuti.

Malen finora è stato uno strumento musicale perfetto: tempi di aggressione eccezionali, capacità di associarsi a tutti i componenti dell’attacco che hanno girato intorno a lui, fisicità ed esplosività nei primi passi quando c’è da mettersi in proprio e fare a sportellate con l’avversario (chiedere ai vari Dossena, Rrhamani e Coco per citarne solo alcuni).

Non a caso i gol segnati, a parte il rigore, sono arrivati tutti da assist diversi e tutti da calciatori differenti. Ma come? Qualcuno ha avuto l’ardire di sostenere che la Roma non producesse un calcio offensivo tipicamente gasperiniano. Che i centravanti fossero riforniti male. Donyell ha spento sul nascere queste false teorie, quasi eretiche se sovrapposte alle consuetudini ultra trentennali del Gasp.

Dybala è stato il primo a connettersi sulle frequenze dell’olandese e a Torino ne ha sfornati due con altrettanti realizzazioni poi dimezzate ad una dal VAR; contro il Cagliari prima Mancini con una palla profonda e centrale che Malen ha raccolto, condotto e accarezzato con un pallonetto dolcissimo; poi è stato il turno di Celik che dopo un’azione vigorosa ha scagliato in orizzontale per l’olandese. Qualcuno direbbe gioco facilissimo ma guardate il movimento che fa l’ex Aston Villa: dapprima alle spalle dei due centrali appostati tra dischetto e linea dell’area, contro-movimento e aggressione dello spazio sul primo palo. Il gol è una consuguenza facile.

Infine c’è stata Napoli dove per tutto il primo tempo, Malen ha tenuto in ansia il trio Beukema, Buongiorno, Rrahmani. Al 7′ tutto in verticale da Pisilli a Mancini, che pesca Zaragoza nello spazio profondo, lo spagnolo controlla e imbuca in area, Malen da rapace dell’area di rigore l’ha piazzata alle spalle di Milinkovic-Savic, bruciato sul tempo.

E pensare che Emery non lo considerava nel ruolo del centravanti. Decisione benedetta.