Il ritorno di Aquilani all’Olimpico dopo 10 anni: dall’addio amaro alla necessità di salvare la panchina

Il ritorno di Aquilani all’Olimpico dopo 10 anni: dall’addio amaro alla necessità di salvare la panchina

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Quando fu ceduto al Liverpool, per 20 milioni più bonus, fu un fulmine a ciel sereno che squarciò gli umori della piazza romanista.

L’addio di Alberto Aquilani, prodotto del settore giovanile e calciatore tanto amato quanto spesso atteso per motivi fisici e relativi infortuni, fu una di quelle notizie di mercato che creò una vera e propria spaccatura in città, lasciando un segno.

Nelle radio e tra le vie della capitale – i social non esistevano all’epoca – la tifoseria romanista riversò tutta la sua rabbia per la cessione del ‘principino’ ad una squadra che, storicamente, non è di certo ben vista in città (ovvio eufemismo).

Aquilani poi ha fatto una seconda parte di carriera in realtà diverse tornando in Italia con le maglie di Milan, Juventus, Fiorentina e anche una stagione al Sassuolo.

In pochi ricordano che l’ultima volta che Aquilani ha messo piede all’Olimpico da tesserato di una società di calcio e da avversario della Roma risale al 2017 quando dalla panchina proprio del Sassuolo, vide i suoi compagni nero-verdi perdere per 3-1 sotto i colpi del duo Salah-Dzeko.

Dunque a distanza di quasi dieci anni, Aquilani risalirà le fatidiche scalette dell’Olimpico da avversario, ma sempre seduto in panchina, con uno sguardo verso la sua Curva e mille pensieri in testa. Tra questi anche lo spettro di un esonero che potrebbe colpirlo in caso di pesante sconfitta – sarebbe la quinta consecutiva – a dispetto di un avvio entusiasmante condito da gioco, vittorie pesanti come quella sulla Juventus e una classifica medio-alta. Nelle ultime settimane il Sassuolo ha incassato pesantissime debacle, come quella casalinga contro la Lazio e l’ultima con la Fiorentina. La classifica non è ancora pericolante e la situazione potrebbe risollevarsi. Magari a Reggio Emilia ragioneranno come a Genova con De Rossi, concedendo ad Aquilani qualche settimana in più. Anche a Pisa e Catanzaro ci mise qualche mese per affermarsi, trovando poi risultati importanti a tratti clamorosi come la promozione in A sfiorata a giugno scorso con i calabresi.

Le sue squadre praticano un calcio di possesso e intensità, con un’identità che rispecchia l’Aquilani calciatore. Da centrocampo in su resta una squadra molto insidiosa, che crea tanto e tira tanto. Laurientè, Berardi, Adzic, Esposito sono calciatori molto pericolosi. A dirigere l’orchestra ci sarà anche Matic, sì proprio lui il Signor Matic, che come un anno fa sarà osservato speciale di Gasp in termini di schermatura e marcatura stretta.

Intanto Alberto da Montesacro ripenserà anche alle mille battaglie romaniste, alle serate di Champions, alle esultanze smodate sotto la Sud nei derby. E’ sempre stato un romanista composto, mai fuori le righe, ma appassionato e puro, come quella serata maledetta contro l’Arsenal, quando incerottato al pari di diversi compagni di squadra, prese per mano la squadra conducendola fino alla lotteria dei rigori.

Un pezzo di cuore è ancora romanista e non si rinnega, ma domani sera giustamente venderà cara la pelle, nonostante sotto scorra sangue giallorosso.