
Soulè migliora ma il suo preparatore frena: “Stiamo lavorando per assorbire l’edema osseo al pube”
Infermeria
Condividi l'articolo
Matias Soulè è una delle poche e residue speranze di Gasperini di trovare risorse nuove e fresche per il rush finale di campionato.
L’argentino con 7 gol e 7 assist è il calciatore che ha inciso di più sul numero di gol segnati dalla Roma in totale e nonostante sia fermo da 40 giorni, il suo score non è stato eguagliato ancora da nessuno (Pellegrini 10 tra gol e assist, Malen è fermo a 8). Anche ieri Mati ha svolto integralmente e a buon ritmo l’intera seduta in gruppo. Un’ora e mezza di lavoro, come segnalato da alcuni quotidiani, che lascia intravedere una possibile convocazione per la sfida di San Siro di domenica.
Sulla prospettiva di un utilizzo immediato però sembra frenare il suo preparatore personale – Guido Viggiano – che ai microfoni de il Corriere dello Sport, ha spiegato la natura reale del problema di Soulè e quale tipologia articolata di allenamenti sta sostenendo per provare a smaltirlo del tutto: «Matias è straordinario, ha una pazienza infinita e una voglia enorme di tornare a fare quello che gli riesce meglio: far sognare i tifosi». II suo piano di recupero e prevenzione è rigido ma necessario. Ecco gli step: «Un’ora al giorno di camera iperbarica per ossigenare il corpo, impostando l’atmosfera a 1,5 oppure a 2 che è la più furente e così miglioriamo il recupero di muscoli, tendini e articolazioni. Dopo abbiamo un’altra ora di pompa diamagnetica, che ci aiuta a ridurre l’edema osseo nel pube.
Poi procediamo con gli esercizi in palestra. Ma non necessariamente sulla forza. Sto insistendo molto sulla pastura, sull’arco piantare, sulla rotazione del femore, su come poggiare i piedi a terra. Ci aiuta molto il pilates, ad esempio». A tutto questo, ovviamente, l’argentino aggiunge il lavoro con lo staff medico della Roma.
Sulle cause della pubalgia del suo assistito ha pochi dubbi: «E il primo anno che gioca con quella frequenza e con un tecnico che spinge tantissimo ogni giorno. Va considerato anche che lui è molto giovane e non conosce ancora bene il suo corpo. Lavoro con lui da quando ha 16 anni, nelle passate stagioni venivo 10 2 mesi e poi tornavo in Argentina. Quest’anno sono qui tutti i giorni».


