
Poggi a RS: “Questa Roma come quella dello scudetto si impone con prepotenza. Malen? Dà la sensazione che parti 1-0”
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Paolo Poggi, ex attaccante di Roma (2000-01) e Udinese (1994-2000), club in cui è stato anche dirigente del settore giovanile, è intervenuto in esclusiva ai microfoni di Retesport.
Hai giocato con grandi attaccanti come Bierhoff, che livello sta raggiungendo Malen? Ti dà la sensazione che parti già 1-0, questo è il livello.
Hai vissuto il passaggio della Roma dalla stagione dell’incubo fino al gennaio 2001, annata che portò l’ultimo scudetto: credi possano esserci delle somiglianze con la squadra di Gasperini, al netto dei valori tecnici?
Difficile paragonare le due situazioni, la Roma costruita per lo scudetto veniva da un’annata sottotono e poi ha iniziato a imporsi fino dall’inizio per una struttura forte che era frutto di un percorso messo in piedi da Capelli con dei cambiamenti che sono stati anche strutturali in società. I giallorossi si stavano preparando a vincere lo scudetto che lo hanno vinto per una squadra di altissimo livello. Era prevedibile che la formazione di Gasperini impattasse il campionato in questa maniera, sorprende a volte per la continuità e la prepotenza con cui si impone, quest’ultimo aspetto fa assomigliare le due versioni di Roma.
Prosegue Poggi sulle differenza tra Roma e Udine.
Situazioni diverse, la squadra di provincia come l’Udinese dà tempo per crescere perché non ci sono grandi obiettivi da raggiungere. A Roma la pressione della Capitale è diversa dalle altre, ma questo non è un fattore negativo: sta al calciatore sapersi adattare in maniera giusta e capire le esigenze. Io non l’ho saputo fare, il mio percorso non è stato all’altezza però a me rimane l’orgoglio per aver fatto parte di una delle società più belle che ci sono: è stata un’esperienza calcistica e di vita piacevole.
Udinese? Ci sono due fattori: la città e la società. La tifoseria ti accoglie e non ti giudica subito, ti aspetta e valorizza le piccole cose che si possono fare all’inizio. L’equilibrio non è quello che contraddistingue Roma (ride ndr). L’Udinese aiuta il giocatore dal punto di vista organizzativo, di pensare solo al campo e ti toglie tutto il contorno con un’organizzazione al top. Il vero cambiamento c’è stato negli anni 90 dalla Serie B alla A tanto che non c’è stata più una retrocessione.
A Udine sei stato capitano, cosa sta succedendo alla squadra di Runjaić?
Situazione difficile da spiegare dall’esterno, ritengo che l’Udinese abbia una delle rose più competitive delle ultime stagioni. Ha avuto un impatto negativo al campionato e questo non aiuta nella ricerca della continuità. Ho visto le ultime 2 partite dal vivo con Lecce e Milan, da osservatore mi sono preoccupato perché ho visto mancare le peculiarità tipiche della squadra: la forza fisica, la corsa, tutto quello che ha reso l’Udinese una squadra difficile da affrontare. Ieri la formazione di Runjaić, con una consapevolezza maggiore, avrebbe potuto vincere ma sembra avesse paura di perdere.
A Udine hai lavorato nel settore giovanile, cosa ne pensi dell’Under 23? Credo sia una delle soluzioni che si possono trovare. Un giocatore al limite di età per l’under 23 necessariamente deve giocare con la Prima Squadra. La Serie C è una buona scuola per i giocatori che escono dalla Primavera e devono fare un ultimo passo a livello di esperienza. Ci sono dei calciatori ‘ritardatari’, c’è chi è forte ed esce subito per confrontarsi con chi è pronto. Mi auguro che si riesca a fare con più squadre l’Under 23 a patto che si dia la possibilità di dare spazi agli italiani.


