
Farmaci anti-diabete dimagranti modificano olfatto e gusto, lo studio
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(Adnkronos) – Continua a crescere la popolarità dei farmaci Glp-1 anti-diabete dimagranti.
Solo negli Usa sono milioni le prescrizioni ogni anno. E mentre si consolidano sempre di più i dati sull'elevata efficacia nel promuovere la perdita di peso, nel raggiungere il controllo glicemico e persino nel fornire protezione contro le malattie cardiometaboliche e renali, crescono anche gli studi che eplorano eventuali effetti collaterali. L'ultimo è pubblicato sulla rivista 'Jama Otolaryngology – Head & Neck Surgery' e suggerisce un inedito potenziale effetto avverso: la terapia con agonisti Glp-1 è stata infatti associata a un rischio maggiore di disturbi dell'olfatto e del gusto. Gli autori, ricercatori di Hadassah Medical Center-facoltà di Medicina della Hebrew University di Gerusalemme e Institute for Research in Military Medicine (Irmm)-Hebrew University e Israel Defense Forces Medical Corps, hanno esaminato in uno studio di coorte i dati di 438.474 pazienti con diabete di tipo 2 trattati con questi farmaci, confrontandoli con un gruppo di controllo (pazienti con diabete che non facevano uso di Glp-1, ma di altre terapie). I disturbi presi in considerazione sono stati principalmente: perdita parziale o totale dell'olfatto (anosmia), percezione olfattiva distorta (parosmia), alterazione del senso del gusto (parageusia). Il periodo di osservazione per questo studio si estendeva da 3 mesi a 2 anni. Gli autori hanno scoperto che effettivamente il gruppo che utilizzava gli agonisti Glp-1 aveva un rischio maggiore di andare incontro ad alterazioni dell'olfatto e del gusto nel corso di due anni di follow-up. L'aumento rilevato nell'incidenza di disturbi sia dell'olfatto che del gusto è stato clinicamente significativo. E questi risultati sono rimasti coerenti per tutto il periodo di follow-up. I risultati supportano dunque una potenziale associazione tra farmaci Glp-1 e alterazioni della funzione olfattiva e gustativa, suggerendo il coinvolgimento sia dei recettori sensoriali periferici che delle vie neurali centrali di elaborazione. Esiti che, fanno notare gli autori, "sono in linea" anche con "2 precedenti studi retrospettivi". Anche se saranno "necessarie ulteriori ricerche per convalidare questi risultati e per esplorare ulteriormente i meccanismi alla base di questa associazione", i dati emersi, sottolineano gli esperti, "evidenziano la necessità di un monitoraggio più attento e di una maggiore consapevolezza, sia tra i medici che tra gli utilizzatori" dei farmaci, su questo possibile rischio aumentato. Un rischio che andrà ulteriormente chiarito anche "per guidare le strategie di gestione ottimali". "Sebbene sia stato osservato un rischio maggiore del 38% di questi disturbi, il rischio assoluto è rimasto basso", riferiscono i ricercatori. "Nei pazienti che sviluppano tali sintomi, i medici dovrebbero innanzitutto seguire la valutazione diagnostica standard ed evitare di attribuire prematuramente i sintomi all'uso di agonisti del recettore del Glp-1. I disturbi riferiti dai pazienti dovrebbero essere valutati, quando appropriato, utilizzando misure oggettive validate".
—salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)
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