Var, Pieri: "Sì alla chiamata per gli allenatori, sposo la linea Gravina. Nicchi ha fatto il suo tempo"

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"Doveroso il Var a chiamata per gli allenatori, l'Aia dovrebbe investire anche su capitale umano oltre che sulla tecnologia. Sposo la linea Gravina, è ora che Nicchi ceda il passo". Intervenuto nel corso della trasmissione condotta da Massimiliano Magni ed Alessandro Cristofori nella mattina di ReteSport, l'ex arbitro Tiziano Pieri è tornato a commentare l'evoluzione ed il dibattito attorno al Var. Soltanto ieri, il presidente della Figc Gabriele Gravina ha auspicato un allargamento dell'uso del Var con la chiamata a favore delle squadre, mentre il presidente dell'Associazione italiana arbitri Marcello Nicchi ha confermato che non si torna indietro con la tecnologia, riaffermando però il no alla possibilità degli arbitri di rilasciare dichiarazioni dato il clima poco sereno. "Il primo a non essere sereno è sempre lui (ride, ndr). Io amo Gravina in maniera particolare perché pur non essendo più di primo pelo, giovanissimo, ha però un'intelligenza giovane, a differenza di altri suoi predecessori. È molto attento a quello che è il bene per il calci, a non entrare in contesti che non gli spettano. Insomma, è una persona molto equilibrata e farà sicuramente bene a mio modo di vedere, soprattutto per come si è mosso nella prima parte del suo mandato".

VAR A CHIAMATA - "Per quanto mi riguarda - afferma Pieri -, sì, è doveroso  permettere agli allenatori di chiamare il Var, perché così gli toglierebbe pure il problema di valutazione sbagliate da parte del Var. Ricordiamo che non parliamo della Goal Line Technology che è una forma oggettiva di supporto arbitrale, questa è una valutazione che fa l'arbitro davanti ad un monitorSi può essere d'accordo o no, e alcune volte si sbaglia. Io sposo sicuramente la linea Gravina, mi piace poco quella di Nicchi che pur avendo fatto indiscutibilmente bene all'inizio del suo mandato, e chi dice il contrario è nel falso, oggi ha fatto il suo tempo. È giusto che lasci spazio ad altri più giovani. Quest'anno ci saranno le elezioni, all'Aia ci sarà modo di poter scegliere un nuovo candidato, dopo tanti anni è giusto cambiare".

PIÙ POTERI AL VAR - "Attenzione: diventa tutto un rivedere la partita poi. Mettiamo direttamente uno davanti al monitor che con un altoparlante interrompe la gara allora. La partita va guidata dall'arbitro centrale, il Var deve essere un supporto. Queste chiamate, che magari non arriveranno tutte in tutte le partite, dovranno essere utilizzate in quei casi nei quali c'è stato un episodio. Di errori ce ne sono tanti, un capitolo bisogna aprirlo anche su questo: l'Aia si sta concentrando sul miglioramento del Var, della valutazione che si fa davanti il monitor, ma poco si sta facendo per la crescita arbitrale. Si punta poco sulle risorse umane e molto sui mezzi tecnologici. Da una parte va bene, dall'altra si rischia di avere arbitri robot che non servono a nulla. Questo mi sembra un errore di base - si dice sicuro Pieri -. Poi per me è giusto che gli allenatori chiamino se hanno un dubbio e l'arbitro è giusto che vada a rivedere. Non ci vedo nulla di strano, in altri sport è già applicata questa possibilità".

SÌ A VAR SPECIALISTI - "La creazione di una figura ad hoc per il Var? Nicchi non è per nulla favorevole, dal designatore Rizzoli c'era stata un'apertura in tal senso, anche perché avrebbe avuto gli arbitri più tranquilli, li avrebbe potuti gestire solo per il campo e non una settimana sul terreno di gioco ed una davanti ad un monitor, che alla fine poi va ad influire sullo stress dell'arbitro, creando precedenti: è difficile poi designare quando un arbitro sbaglia davanti al monitor mandandolo poi a dirigere quella squadra che ha penalizzato la settimana prima. Bisogna farle queste valutazioni, abbiamo dei capitali che smettono dopo anni di direzioni di gara a livelli eccellenti. Per esempio, quest'anno smetteranno Banti e Mazzoleni, e cosa faranno? I posti da dirigenti sono pochi all'Aia. O vanno via, o vanno a fare gli opinionisti televisivi, o addirittura a fare i dirigenti di società di calcio. Credo - conclude Pieri - che sia un'opportunità per l'Aia, e se non sfruttarla secondo me sarebbe una decisione poco furba".