[PODCAST] - Violenza, razzismo e treni speciali: l'intervento dell'Avv. Contucci a ReteSport

ESCLUSIVE

Violenza negli stadi, il tema razzismo, i treni per i tifosi e le varie linee guida emerse dal tavolo di lavoro in Viminale organizzato dal ministro Salvini e dal sottosegretario Giorgetti con le forze dell'ordine e le autorità del calcio in seguito ai recenti fatti di cronaca: questo e tanto altro il contenuto dell'intervento dell'Avvocato Lorenzo Contucci ai microfoni di ReteSport nel corso della trasmissione condotta da Massimiliano Magni ed Alessandro Cristofori. Ecco le sue parole:

Bisognerà vedere come si traducono le prime linee guida tracciate da Salvini sul tema della violenza negli stadi, ma queste denotano una inversione di tendenza: abbiamo provato a vietare tutto, ora proviamo a permettere tutto in sicurezza.
Sì, sotto questo profilo abbiamo avuto una lega a due facce: la repressione cieca ed infruttifera fu frutto del decreto Maroni e dell'inasprimento delle sanzioni senza alcun aspetto programmatico di ormai 10 anni fa. L'inversione di tendenza ora è frutto del buon senso. Non possiamo pensare di essere in Europa solo quando ci fa comodo: se a Londra si giocano dieci incontri di calcio a settimana non impedendo trasferte e permettendo a tutti di fruire dell'evento in maniera civile, è un modello al quale dobbiamo tendere anche noi. Per questo in un certo senso sono d'accordo con il ministro Salvini, che a prescindere dalle idee politiche ha frequentato la curva e si rende conto di alcune tematiche.

Qualcuno potrà obiettarle che in Inghilterra si giocano molte partite in presenza di una normativa particolarmente stringente che rende difficile sia delinquere che prodursi in atteggiamenti scorretti. Conferma?
Questo è parzialmente vero. Che ne dica Miccichè, la legge italiana e le normative sugli impianti sportivi che abbiamo è tra le più restrittive d'Europa. Spesso si è convinti che in Inghilterra chi sbaglia paga, ma pensate che qui questo non accada? Attualmente con le telecamere di nuova generazione, e lo abbiamo visto con gli episodi delle multe comminate, anche chi si siede sulle scale viene multato e alla seconda volta diffidato. Quindi in realtà per certi versi in Inghilterra il sistema è più tenue. Chi sbaglia viene allontanato dallo stadio e finisce lì. Ricordatevi che in occasione di quel famoso Manchester United-Roma due tifosi giallorossi vennero trovati in possesso di un coltello: qui da noi sarebbero stati arrestati, processati per direttissima e condannati da uno a tre anni. In quell'occasione invece ci fu soltanto un avviso delle forze dell'ordine e furono rispediti a casa. Le celle negli stadi inglese: altro luogo comune, anche sotto la tribuna Monte Mario nell'Olimpico c'è una cella, ma nessuno lo sa.

Lei, in un suo pezzo di oggi su Il Romanista in merito ai treni speciali, relega al passato alcuni episodi di inciviltà. A distanza di così tanto tempo, perché oggi si potrebbe pensare di ripristinarli senza andare incontro a certi problemi? 
Dal punto di vista evocativo parlare di treni speciali non è il massimo, ma si intendono ovviamente treni organizzati appositamente per i tifosi. Tutti noi tifosi siamo saliti su quei treni ed abbiamo visto che regnava l'anarchia, non c'erano controlli, il biglietto si faceva allo sportello, i treni erano malmessi perché si assegnavano carrozze sfasciate appositamente ai tifosi di calcio. Oggi si va ancora in trasferta col treno, ma lo si fa coi Freccia Rossa, con le implicazioni economiche del caso, trovandoci comunque nelle medesime condizioni di un treno dedicato, con magari metà carrozza piena di tifosi che non si comportano come educande e metà piena di passeggeri ordinari in imbarazzo. A nessuno fa piacere magari trovare qualcuno che fuma. Se il treno è organizzato dai tifosi, invece, si può concedere qualche licenza in più nell'accordo di tutti e senza nuocere ad altri. Con questo intendo dire che sono mutate le situazioni sociali. E secondo me i tifosi hanno anche imparato a comportarsi, certe cose appartengono all'archeologia sportiva. Non si sta parlando di treni pieni di poliziotti, perché il rimedio sarebbe peggio del male. Parliamo di treni organizzati, in sicurezza, comunque controllato anche nell'acquisto dei biglietti e nella gestione della trasferta, preferibili a furgoni pieni di gente che passano per tutta Italia senza poter essere intercettati.

Fare questi tavoli sulla sicurezza senza i rappresentanti del tifo organizzato non pensa che possa avere un'influenza relativa?
Sì ma questo è un grosso limite dell'Italia a livello di tifosi. Da molto tempo vado dicendo che in Inghilterra ed in Germania esistono dei supporter trust efficaci perché hanno dei leader riconosciuti ed eletti. In Germania addirittura i tifosi sono proprietari del 51% delle squadre di calcio. E hanno un posto al tavolo delle istituzioni. Noi per questo siamo indietro, anche per colpa dei tifosi che finito l'evento sportivo non hanno avuto una grossa capacità di autorganizzarsi, non esprimendo nessuno da poter invitare. C'era qualche Slo delle società, ma altrimenti si dovrebbero invitare delle persone che sono con plebiscito riconosciute come leader di un gruppo piuttosto che di un altro ma che non hanno una forma corretta per poter sedere al tavolo delle istituzioni. Si potrebbero fare colloqui informali, ma tutto lì.

Per quanto riguarda gli striscioni vietati, secondo lei si può pensare di utilizzare la telecamera per andare a prendere chi ne espone di violenti senza vietarli a prescindere e chi si esprime con i 'buu' razzisti?
Attualmente c'è una normativa burocratica che prevede la richiesta di autorizzazione alla Questura per poterli fare entrare entro 10 giorni prima dell'evento interessato. Tutto inutile: se si esibiscono striscioni di sostegno, anche non autorizzati, è assurdo multare, come succede ora. Con le telecamere si potrebbe individuare chi ha esposto invece lo striscione violento, abolendo questo meccanismo dell'autorizzazione. Per quanto riguarda il discorso razzismo, è un discorso più particolare: per me il meccanismo potrebbe essere quello della sanzione alla società di calcio che poi si rivale sul tifoso, perché non dimentichiamoci che di noi ormai conoscono anche le impronte digitali e il codice fiscale. Siccome ho visto con che grado di precisione di riescono ad individuare le persone, punire tutti non è la mossa giusta. Un conto è se tutta una curva di produce in un 'buu' razzista, ed anche qui bisognerebbe mettersi d'accordo su quando possiamo parlare di razzismo o di un qualcosa di 'insultante'. Chiudere un settore mi sembra comunque eccessivo, fermo restando che i modi per prendersela con chi si comporta in un certo modo c'è. Non è educativo, anche se a comportarsi in maniera scorretta sono in mille.

E sulla sospensione che cosa pensa?
Che si dà una grande arma di ricatto in mano ai tifosi. Perché se io mi metto d'accordo con un gran numero di tifosi nel momento in cui la società non mi dà i biglietti o cose del genere, come abbiamo visto di recente, posso pensare di procurare deliberatamente un danno.

In passato lo abbiamo visto fare dalla Juventus, ora ci sta pensando l'Inter. Cose ne pensa della possibilità di aprire i settori chiusi per sanzione ai bambini delle scuole calcio? Una bella immagine o un discorso ipocrita?
La parola ipocrisia va messa in caratteri cubitali. Soprattutto se poi i bambini si producono in cori che bisogna comunque multare. Ma l'ipocrisia maggiore sta quando si organizza una finale di Supercoppa in uno stato dove c'è un grave problema di libertà personale e poi si indigna per un coro di alcuni bambini neanche di stampo razzista, ma figlio di quelle licenze di cui parlavamo e che allo stadio sono maggiori rispetto che nelle case. Bisognerebbe fare pace con il cervello. Non si può giustificare tutto con gli interessi economici se si vuole essere moralmente integerrimi. Bisogna trovare metodi alternativi partendo dall'educazione nelle scuole, non basta un semplice divieto con sostituzione facciale e sponsor sulla maglietta, come è appunto avvenuto.