L’altra dimensione della Roma: in Europa già merita gli ottavi

RASSEGNA STAMPA

LA REPUBBLICA (F.Bocca) - Non rasserena completamente l’orizzonte la vittoria della Roma a Mosca, ma scaccia almeno le nubi temporalesche che si stavano addensando sulla squadra di Di Francesco. I gol di Manolas e Lorenzo Pellegrini perpetrano la storia della Roma a due facce: triste e involuta in campionato, entusiasta o almeno sicura dei suoi risultati in Champions League. I nove punti e il primo posto in classifica consentono di pensare con meno agitazione al futuro mentre l’allenatore può ragionare sulla propria squadra senza ansia e affanno. Anche se presto tornerà il campionato e almeno un po’ di questa concretezza che la Roma ha in Champions League dallo scorso anno, sarà indubbiamente necessaria per non complicare ulteriormente la situazione. Domenica arriva la Samp all’Olimpico. È forse per questo che Di Francesco, a ragione, non è completamente soddisfatto della vittoria contro il Cska, perché le ansie e i rischi sono stati molti. E la vittoria non è stata del tutto espressione di una netta superiorità. Per molti motivi: dopo il vantaggio di Manolas, subito in gol in apertura di partita, la Roma ha perso metri di campo e aggressività, il Cska ha giocato fino ad arrivare al pareggio, il gol del nuovo vantaggio di Lorenzo Pellegrini è arrivato in fuorigioco (ma in Champions non c’è il Var) e solo dopo che i russi erano finiti in dieci per l’espulsione di Magnusson. E dopo ancora la Roma poco ha fatto, altri gol non ne sono arrivati, quando se ne sarebbero aspettati altri a chiudere la partita e non mettere più in pericolo il risultato. È proprio per questo che Di Francesco non è disposto a rasserenarsi fino in fondo e anzi rimane accigliato, quasi indispettito da una Roma che avrebbe dovuto giocare meglio e sprecare meno occasioni. Ma per un Kluivert che è andato bene, un Lorenzo Pellegrini che dimostra di avere sempre più in mano la squadra o un Manolas tuttofare nelle due aree di gioco, ad esempio c’è uno Dzeko che continua a sbagliare partite o l’interruttore dell’aggressività e della concentrazione che si mettono in posizione off troppo facilmente. « La vittoria è importante, sicuramente» ha detto l’allenatore, «però abbiamo potenzialità per fare molto di più. E non voglio che si scherzi troppo in partite del genere. Siamo in crescita, molti giocatori stanno migliorando nel rendimento, come Cristante, ma le partite vanno chiuse». È un problema però di aspettative e premesse. Da una Roma ferita, attraversata da troppe polemiche, che aveva chiuso la partita di Firenze con i veleni sul Var, e con le voci che avevano investito direttamente la posizione di Di Francesco, non era oggettivamente pensabile di aspettarsi poi molto di più da una partita in trasferta allo stadio Luzhniki di Mosca, quello della finale dei Mondiali. Oltre sessantamila tifosi accesi, freddo pungente, un avversario debole ma anche deciso a giocarsi il tutto per tutto. Dopo la falsa partenza al Bernabeu - il Real è primo in classifica con i giallorossi e all’Olimpico un pareggio con i madridisti chiuderebbe il discorso qualificazione per entrambe - la Roma ha centrato tre vittorie consecutive. Servirebbe forse la musichetta di Champions anche in campionato.