Casarin tra Var, errori e futuro della tecnologia: "Fiorentina-Roma? Il protocollo non è il Vangelo"

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Si continua a parlare di arbitri, Var ed errori in casa Roma dopo il discusso rigore concesso dalla coppia Banti-Orsato alla Fiorentina nel match terminato 1-1 al Franchi. Nella mattina di Rete Sport, ospiti della trasmissione condotta da Massimiliano Magni ed Alessandro Cristofori, sono intervenuti Paolo Casarin, ex arbitro e dirigente ed oggi noto opinionista della carta stampata e della tv, e Tiziano Pieri, ex arbitro e abituale opinionista sui 104.200. 

"Il protocollo Var non è la regola, non è il Vangelo. Parliamo di un documento, inizialmente realizzato anche bene, atto ad introdurre un nuovo modo di arbitrare, rivoluzionario rispetto al passato - afferma Casarin -. Il protocollo è solo una fase, utile per introdurre la cooperazione tra due uomini e la tecnologia. Oggi c'è una tale diversificazione di volontà a livello di Federazioni che è comprensibile che ci sia una resistenza al Var. Destinata a cadere però, perché ormai la tecnologia c'è. Più si opera senza sbagliare, però, più si indebolisce la cosiddetta moviola oltre il Var, ovvero tutte le discussioni su errori ed interpretazioni. Per poter cambiare il Calcio, a livello mondiale, in Paesi con tradizione diversa dalla nostra, ci vogliono fermezza e pazienza. La realizzazione definitiva di un'idea, come fu con l'introduzione dei minuti di recupero, ha bisogno di tempo: oggi l'interpretazione che ne dà, con tutte queste precisazioni, l'IFAB (International Football Association Board) è ridicola".

"L'arbitraggio è un'attività straordinaria - prosegue Casarin -, per raggiungere ottimi livelli serve molto addestramento e questo porta delle volte a forme di egocentrismo negli arbitri, che mal volentieri accettano un aiuto esterno convinti della propria preparazione ed abilità. Ma un arbitro da solo non riesce a tenere le redini, il futuro non può altro che essere composto da due arbitri, magari di pari livello, e dalla tecnologia. Bisogna demolire questa infrastruttura fatta di invidia. Rocchi ed Irrati al momento compongono la coppia arbitro-Var migliore in Italia e al mondo, capaci entrambi di essere in campo e dietro al monitor comportandosi da squadra e alla stessa maniera. Solo questa può essere la strada".

Non si tira indietro Casarin neanche dal commentare la possibilità per i direttori di gara di parlare alla stampa: "Il giorno che l'arbitro potrà dire qualcosa, questo farà globalmente una più meravigliosa figura rispetto a chi oggi conduce la classe arbitrale stessa. Bisogna allenarli i direttori di gara, anche a questo, così come è successo con i calciatori". Su questo tema, anche Pieri si trova d'accordo: "Bisogna sicuramente dire che non tutti gli arbitri sarebbero capaci di parlare davanti ai microfoni allo stesso modo, ma Nicchi ormai dovrebbe prendere in considerazione questa soluzione, è una campana di vetro da eliminare. Gli arbitri dovrebbero farsi conoscere, allineandosi al Calcio moderno, perché in questo modo probabilmente le persone sarebbero anche più comprensive in caso di errori".

La chiusura dell'intervento, Casarin la dedica a quanto successo in Fiorentina-Roma: "Il può o non può andare al Var sono tutte balle create dai gestori di questo protocollo, un arbitro deve rivedere quella cosa della quale è incerto. Ora un arbitro che afferma 'qui comando io' non esiste più, col contraddittorio televisivo non può sopravvivere, chi ancora si comporta in questa maniera è semplicemente una persona non evoluta. Il collega che ha potuto rivedere l'azione incriminata deve richiamare l'attenzione di chi è in campo, che a sua volta deve recarsi al monitor per confermare o modificare la propria decisione. La sostanza di tutte queste argomentazioni di buon senso è la seguente: oggi non si può più arbitrare una partita nella quale pubblico e panchine godono di strumenti tecnologici utili per rivedere ogni fase di gioco. L'unico sprovvisto di supporto era proprio l'arbitro: il Var vuole colmare questo vuoto. L'obiettivo è un risultato al 90' senza errori arbitrali".