[PODCAST] - Ruffo, Report: "Ciò che abbiamo raccolto era a disposizione di tutti. Mi sorprende che non sia emerso prima"

ESCLUSIVE

Andrà in onda il 22 ottobre  il servizio del programma di Rai 3 'Report' sulla morte di Raffaello Bucci, collaboratore della Juventus scomparso il 7 luglio del 2016. Durante la mattina di Rete Sport, nel programma condotta da Massimiliano Magni ed Alessandro Cristofori, è intervenuto in diretta il giornalista che ha firmato l'inchiesta stessa, Federico Ruffo. Ecco le sue parole:

"Il servizio è nato non per caso, ma da un'intuizione. Quando nel luglio del 2016 si ebbe notizia del suicidio di un ex ultras, ovvero Raffaello Bucci, un uomo che per molti anni è stato il cosiddetto ministro delle finanze dei Drughi, la più grande corrente di tifo organizzato bianconera, questa c'era sembrata strana per due motivi. Il primo è la scarsa risonanza che ebbe il fatto, che invece aveva un certo rilievo, perché se nel pieno di una indagine che riguarda gli ultras, l'ndrangheta e i dirigenti della Juventus, uno si butta da un ponte e questa notizia diventa marginale, per esperienza personale vi dico che quando questo succede è perché qualcuno ha scarso interesse che se ne parli.

Poi tutti parlavano del fatto che il suicida fosse un ultras, ma nessuno parlava della cosa più importante: Bucci era stato assunto dalla Juventus, era un loro dipendente. E non con un ruolo da poco, ma come collaboratore dello Slo (Supporter liaison officer, ndr), il supporto tra la società, i tifosi e le forze di sicurezza.

Abbiamo lasciato passare un po' di tempo, ma le prime due cose che ci sono saltate all'occhio ci hanno spinto ad approfondire: che Bucci era ascoltato al telefono, da due anni, in quanto l'unico che conosceva tutte e tre le parti in causa nell'indagine e che in questi mesi di intercettazioni c'era un solo buco, di tre ore, durante le quali per uno sbalzo di corrente dalla Procura non avevano registrato una sola chiamata, e fatalità sono le tre ore nelle quali Bucci si è suicidato.

Inoltre, nel referto autoptico di Bucci non è presente una sola foto, previste per legge. L'unica che abbiamo reperito l'ha scattata la famiglia, ed è abbastanza inquietante. Va bene il volo di molti metri, ma tutta una serie di elementi relazionati racconta una storia leggermente diversa rispetto a quella che la Procura di Cuneo ha raccontato inizialmente, archiviando velocemente il caso.

Quando gli agenti della squadra mobile della stradale giungono sul cavalcavia e sequestrano l'auto dalla quale Bucci si è gettato, scattano delle foto: in sei verbali differenti si parla degli oggetti presenti in macchina, ma quando quegli oggetti vengono restituiti alla famiglia ne mancano alcuni. Quell'auto è stata custodita prima nel deposito giudiziario e poi nel parcheggio della Juventus: quando è uscita dal primo gli oggetti non sono in macchina, quindi sono stati infilati dentro nel secondo. Perché? Inoltre le ferite riscontrate non combaciano tutte con una caduta dall'alto, alcune non sono giustificabili con quelle circostanze. Il fascicolo è stato inizialmente archiviato come suicidio, ma è stato riaperto lo scorso dicembre perché l'ex moglie ed un suo avvocato non si sono arresi, facendo svolgere una serie di perizie. Non sappiamo dire ora se ci sono stati approfondimenti, ma una cosa è certa: il cadavere non è stato riesumato".

La Juventus è per ora al di fuori dell'inchiesta in sé, ma hai avuto l'impressione che questa vicenda abbia creato fibrillazione nella società? Ti sei fatto l'idea che questo tra club e ultras sia un intreccio diffuso nelle società di calcio a vari livelli?
 

"È un sistema che persiste in tutte le società ed in tutte le curve, che deriva da un problema di fondo: la responsabilità oggettiva alla quale sono sottoposti i club rispetto a quello che fanno gli ultras in curva. Se tu poni una società nella situazione di dover pagare pene economiche per quello che i suoi ultras fanno allo stadio, poni nelle mani di questi ultimi un enorme potere. Come è un problema che il bagarinaggio non sia un reato penale. Tutte le società hanno a che fare con questo problema. Per quanto riguarda la Juventus, in società c'è una certa fibrillazione, se non altro perché per loro questa questione era chiusa, anche in maniera indolore. Il ritrovarsi ora con i fari puntati e con la consapevolezza che alcune intercettazioni di cui in un primo momento non è stato tenuto conto rispetto alla morte di Bucci gettano ora delle ombre strane, non rende sereni. Una l'abbiamo pubblicata ieri: D'Angelo, uomo molto presente nel fascicolo 'Alto Piemonte', perché era lui a curare la gran parte dei rapporti con gli ultras, appena morto Bucci, circa 10-15 minuti dopo, chiama Francesco Calvo, all'epoca responsabile del marketing della Juventus, dicendo "non ci posso credere, lo ha ammazzato". Ecco, questa è una frase di cui bisogna tenere conto. Potrebbe tranquillamente averlo detto riferito allo stress, ma suonava diversamente e comunque nessuno finora glielo ha chiesto. Alla Juventus sanno perfettamente cosa c'è nelle carte. Quello che mi ha sorpreso, e questo lo dico con amarezza, è stato il comportamento di alcune testate giornalistiche: questa roba era già lì, bastava guardarla. Ultimamente poi sono usciti pezzi di presentazione della puntata di lunedì indegni, dove l'unica cosa che ci si affretta a dire è che la Juventus è innocente e subirà un danno d'immagine".

Abbiamo letto la conversazione di Marotta in riferimento a La Gazzetta dello Sport e delle modifiche al pezzo in oggetto. Anche voi avete subito pressioni?
"No, noi di Report non abbiamo mai ricevuto pressioni. Lottiamo per portare a casa il lavoro migliore possibile e l'azienda ci ha sempre appoggiato, farci delle telefonate sarebbe tempo perso. Però certo si percepisce a volte un certo isolamento, è chiaro a volte che non c'è nella ricerca della verità lo stesso rispetto e lo stesso dubbio che ci poniamo noi. Lo capisco anche, una testata sportiva vive anche e soprattutto degli umori del tifo. Ma se il calcio italiano è a questo punto allora forse è anche colpa nostra. Forse non abbiamo tenuto lo schiena dritta come dovevamo. In questi giorni siamo sommersi dagli insulti dei tifosi, e non ne ho mai ricevuti così tanti nemmeno quando ho scritto di cose anche peggiori. Percepisci che abbiamo abituato questa gente a comportarsi in maniera partigiana, o noi o loro. Manca il dialogo con queste persone. Io sono romano, vivo ad Ostia, ma sono juventino: ora mi dicono che me lo sto inventando".

A me ha colpito anche la risposta di Calvo a D'Angelo: "Non ci credo, lo abbiamo portato noi alla Juventus". E poi possiamo legare le dimissioni di Marotta al servizio?
 

"Me lo chiedono tutti, ma no. Non potevamo prevedere questa concomitanza di eventi. Il servizio doveva andare in onda a maggio, ma per una questione di minutaggio abbiamo deciso di spostarlo in apertura della nuova stagione. Così come quella parte di servizio su Marotta era già pronta. Di certo c'è che i primi attriti tra la società e Marotta siano nati proprio in seno a quella situazione, che l'ormai ex dirigente ha ereditato. Il fatto che sia stato allontanato poco prima della diffusione del servizio è dovuto alla scadenza del suo mandato, data della quale noi non eravamo al corrente". Per quanto riguarda il dialogo tra D'Angelo e Calvo, ora tra l'altro alla Roma, posso dirti che Calvo mi ha dato l'impressione di un galantuomo pronto ad assumersi responsabilità non sue in quanto capo. Non vi sfugga che tra Agnelli e Calvo c'è stata anche una questione personale e che quest'ultimo è stato l'unico a vedersi confermare la pena. Io non so quanto Calvo abbia capito cosa D'Angelo avesse detto, era scosso dal pianto. Invece continua ad essere la frase di D'Angelo quella a dover essere spiegata. Inoltre la morte di Bucci aveva davvero colpito tutti, era un uomo ben voluto. Bucci si suicida il 7 luglio alle 13, e meno di 24 ore prima era stato ascoltato per la prima volta dai magistrati. Chiaro è che la tenaglia intorno a lui si stesse stringendo e che questi dirigenti sapessero ciò. Secondo me nella risposta di Calvo c'è solo un senso di colpa profondo".