La bellezza collaterale

APPROFONDIMENTI

Descrivere un sentimento vero è un compito arduo per ciascuno di noi. Possiamo farlo con tutto ciò che vediamo, tocchiamo, ascoltiamo, ma quello che è accaduto ieri allo Stadio Olimpico di Roma, lo abbiamo sentito tutti sulla nostra pelle e dentro i nostri fragili cuori. Non lo accettiamo, anche oggi, e così sarà domani. Vi sentirete dire: "Ma dai, è capitato a tutti, prima o poi doveva accadere", la frase del banale compianto di chi vuole farti alzare la testa non sapendo neanche l'origine dell'emozione che ieri ha perforato il nostro intero corpo e di coloro che hanno assistito a quell'istante di tempo, d'amore, di morte.

AMORE - L'amore è la prima astrazione che ci lega a Francesco. Riesce a essere felice, spensierato, nello stesso tempo triste e malinconico. Francesco ci ha regalato l'amore eterno, di quelli che non passano neanche con la parola addio. Un dono per pochi. Resta dentro di noi, celato nel cuscino bagnato di lacrime e nella colazione che oggi, non avevamo voglia di fare. Oggi non abbiamo voglia di fare niente, caro mondo, piegati dal distacco camminiamo in modo ridicolo dentro le nostre case, a pensare. Pensare cosa? Pensare a quello che è stato o a quello che sarebbe potuto essere e magari non sarà. Un uomo che ha riunito miliardi di sentimenti, ognuno diverso dall'altro, in uno stadio e con un pallone da calcio. Vi prego, ogni domenica dateci ancora un semplice appiglio per essere legati ancora a lui. Da qui in poi, le prossime non saranno più le stesse, mancherà sempre qualcosa alla fine delle nostre faticose giornate. Io lo troverò nella bellezza collaterale. Qui Francesco direbbe: "De che?". Non riguarda angeli o demoni, Capitano. Ognuno di noi ha perso persone care, amori travolgenti e c'è anche chi ha perso e basta. C'è un profondo collegamento con tutto, che, sì, non potrà mai rimettere in ordine le cose, ma esiste davvero. La giornata di ieri te la sei meritata, ce la siamo meritata tutti. Ora sei tu ad avere bisogno di noi e su questo puoi stare tranquillo. Siamo qui, l'amore poi continuerà...

TEMPO - Il tempo. Venticinque anni di storia indimenticabile. La seconda astrazione che ha accompagnato le nostre vite. Quel tempo che ieri ti ha fatto commuovere, come quando prima di morire ripercorri i momenti più belli della tua vita, almeno così dicono gli esperti. Tu sei stato sempre presente, anche con un semplice sorriso o un tocco di prima, ci hai risollevato da drammi e incertezze, dalle nostre paure. La stessa paura che hai adesso tu. La paura dell'ignoto, dello sconosciuto. Cosa sarà domani? Non lo so e non lo sappiamo, Francesco, ma ora guardaci, siamo tutti qui. 65 mila carezze che solo il privilegio di essere romanisti può regalarti, in quel tempo durato troppo poco. “Vorrei restare per altri 25 anni”. Anche noi avremmo voluto e quelle carezze che, sono sicuro, tu hai sentito, sono la bellezza collaterale. Il tempo ieri era nel posto sbagliato, quel tempo tiranno che ogni essere umano è costretto a subire. Tu il tempo sei riuscito a colorarlo nel modo giusto, anzi l'hai anche oltrepassato, sconfitto. Il bello di questa storia però, caro tempo, è che non ha secondi, minuti, ore o giorni.

MORTE - Eh sì, ieri c'era anche lei, la morte. Non quella vitale certo, ma ieri l'abbiamo sentita dentro. Lacrime che provengono da qualcosa di superiore e che segnano un parziale addio. Il dolore nel vedere una bandiera prendere l'ennesimo treno che consegna l'esistenza. Quella fermata con la scritta morte apparente, pronta a riportarci ad una vita nuova. Morte, perché sei stata lì? Dove volevi arrivare? L'amore ieri ha prevalso su tutto perché accetteremo tutto questo. Ieri morte non ti abbiamo visto accarezzarlo, sostenerlo, tirargli su la testa. Dov'eri, morte? Ti sei solo fatta sentire come fanno i vecchi amici per pulirsi la coscienza. Infame, codarda, e perdente per sempre. Di solito essa ci dà possibilità di dirci addio, probabilmente l'unica cosa buona che fa. Ieri, cara morte, c'erano tutti, anche mio nonno che mi porta per la prima volta allo stadio, mi accompagna alle partite di domenica mattina presto indicandomi la direzione giusta per calciare quel rigore da dietro la rete di recinzione. C'era il mio grande amore, il mio primo amore. Ieri abbiamo sognato e continueremo a farlo insieme a te, senza tregua o timore. Nella notte sogneremo guardando la stessa luna, quella sarà la nostra personale e unica bellezza collaterale. Grazie Francesco.

Andrea Fagnano (@FagnAndre)