I rigori sbagliati da Totti e il revisionismo storico di Spalletti

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“Lui sbagliò in una stagione 6 rigori di fila, secondo me un giocatore quando sbaglia tre calci di rigore, si può cominciare a parlarne.

È un sintomo di personalità, di spessore. Se magari se n'era fatti di più di rigori può darsi i punti sono diversi, nel contesto di leader ne posso sbagliare 100 e voi dovete batterne uno. Ma se non trovi quello che lo vuol battere diventa una presa di posizione difficile. (…)  . L’allenatore poi sei tu e dici "non sarà meglio provare a batterlo qualcun altro?" Ti avvicini e loro "se si avvicina Francesco io non lo batto", giustamente. Che ne pensi si dice dopo il quarto? E lui, lo ritiro io. L’allenatore deve avere a che fare con 20 giocatori, non uno solo. Il prossimo lo ritiro io, lo ritiro io. Se si fossero segnati due di più magari erano diversi i punti”. Alla vigilia dell’ultima partita con la Roma di Francesco Totti, il tecnico che lo ha allenato per più stagioni, ben sette, ricorda un record curioso per “omaggiare” il capitano. Curioso anche perché inesistente. Il tecnico toscano si riferisce alla stagione 2006-2007 quella che porterà la Roma a vincere la Coppa Italia, la prima dell’era Sensi, un ottimo cammino in Champions che terminò ai quarti di finale con il 7-1 di Manchester, e al secondo posto che raggiunse con 75 punti alle spalle di un’Inter troppo forte nel primo torneo post calciopoli. Quella fu anche la stagione che consacrò Totti come miglior capocannoniere d’Europa visto che conquistò la scarpa d’oro con ben 26 gol frutto di 21 reti su azione e 5 rigori realizzati. A proposito di rigori, a differenza di ciò che ricordava Spalletti, il capitano di penalty in quella stagione ne sbagliò ben 7, cinque in campionato e due nelle coppe e gli errori non furono assolutamente consecutivi. Curioso come in quattro di queste partite, Totti risultò comunque decisivo con almeno un gol (Roma-Ascoli 2-2, Torino-Roma 1-2, Roma-Olympiacos 1-1, Roma-Messina 4-3) da notare come nella gara contro i siciliani il numero 10 fu autore addirittura di una doppietta. Nelle sette partite che videro Totti sbagliare dagli undici metri, la Roma si aggiudicò ben 5 volte su 7 l’intera posta in palio (Roma-Livorno 2-0, Torino-Roma 1-2, Roma-Messina 4-3, Roma-Reggina 3-0, Roma-Milan 3-1) la gara contro i rossoneri è da attribuirsi alla semifinale di ritorno di Coppa Italia, trofeo che come detto la Roma si aggiudicherà battendo l’Inter di Mancini in finale. Quando Spalletti afferma “Se magari se n’era fatti di più di rigori può darsi che i punti fossero diversi” è probabile che si riferisca alle uniche due partite in cui i giallorossi lasciarono punti per strada anche per via della mancata freddezza di Totti dal dischetto: dobbiamo andare indietro con la memoria al 25 ottobre 2006, all’Olimpico arriva l’Ascoli di Tesser che sorprendentemente andò in vantaggio con l’ex Delvecchio, che chiederà anche “scusa” dopo il gol, ma sarà proprio Totti a pareggiare il conto. Gli ospiti però riusciranno a tornare in vantaggio con Bjelanovic al 67’ e tre minuti dopo, Totti si farà parare un rigore da Gianluca Pagliuca. Fortunatamente sarà un gol di Mexes ad evitare la sconfitta e a regalare almeno un punto ai giallorossi. L’altro episodio si verifica invece in campo internazionale, è una Roma contratta e svagata quella che affronta l’Olympiacos dopo aver ottenuto un importante successo in in Grecia. Gli ospiti vanno in vantaggio al 19’ con Julio Cesar, gelando così gli entusiasmi dei tifosi romanisti. Al 32’ Francesco Totti ha la possibilità di pareggiare i conti con un calcio di rigore ma il tentativo verrà neutralizzato da Nikopolidis. Fortunatamente il capitano si farà perdonare nella ripresa, siglando un gran gol sotto la Curva Sud al 66’ e regalando un punto d’oro in chiave qualificazione. Supponiamo che però questi due calci di rigore fossero stati calciati da altri, magari più freddi e cinici di Totti, consegnando così  due punti in più in ogni partita, la storia della Roma di quella stagione verrebbe riscritta così: all’ottava giornata si sarebbe andati a 16 punti a -2 dalle capoliste Inter e Palermo appaiate in testa a quota 18 punti e a fine stagione si sarebbe finiti secondi a 77 punti accorciando la distanza dall’Inter campione d’Italia da 22 a 20 punti. E se il rigore in Champions fosse stato trasformato? Dando per scontato il gol vittoria di Totti nella ripresa, la Roma avrebbe allungato nel girone D a 9 punti, portandosi a -1 dal Valencia e brindando alla qualificazione agli ottavi con due turni di anticipo. Non avrebbe comunque guadagnato la testa del girone visto che il Valencia avrebbe vinto il turno successivo proprio contro l’Olympiacos mentre gli uomini di Spalletti sarebbero stati sconfitti in Ucraina 1-0 dallo Shakhtar Donetsk. In questo ipotetico viaggio nel tempo alla Marty Mcfly, la Roma anche battendo alla sesta giornata il Valencia, come poi avvenuto, avrebbe chiuso seconda a 12 punti dietro il Valencia a 13.

Gli errori dal dischetto di Totti già nel novembre del 2006 venivano minimizzati dallo stesso Spalletti che anzi esortava a confermare la fiducia nello specialista principe del dischetto: “Ora è un momento che gli dice male ma Francesco è un giocatore di una tale personalità e qualità che se li vuole tirare lui per me non c’è problema. Ne parleremo ma se lui non si tira indietro sarà ancora il rigorista”.

Nella conferenza stampa di oggi, Luciano Spalletti ha fatto riferimento ai giocatori che durante la sua prima avventura gli dicevano: “Mister se si avvicina Francesco non li batto”. Siamo sicuri che Spalletti non si riferiva a Daniele De Rossi. Già perché nel prologo della stagione 2007-2008, fu proprio l’egoista Totti a procurarsi il rigore e a consegnare il pallone al numero 16 della Roma che avrebbe fatto il suo dovere, battendo Julio Cesar e consegnando alla Roma la seconda Supercoppa italiana della sua storia sotto gli occhi attoniti del San Siro nerazzurro. Del resto fu lo stesso Totti a spiegare il perché della scelta di “abdicare” dal dischetto: “L’ho fatto battere a De Rossi perché poco prima avevo sentito una fitta dietro la coscia che mi faceva male e ho capito che non era il caso di rischiare, ma tanto Daniele li sa battere bene e ho preferito farlo calciare a lui. In ogni caso, quando sto bene li calcerò io non ho mica paura”. E sarebbe andata proprio così con Totti sempre più specialista e sempre presente quando c’era da prendersi le responsabilità, da capitano, nel bene e nel male.

Alessandro Cristofori