Radja, il Diavolo senza Mondiale: storia di un amore mai sbocciato

STADIO

NAINGGOLAN BELGIO - Niente da fare per il Ninja, ora è ufficiale. Radja Nainggolan non andrà al Mondiale, a meno di clamorose sorprese. Il centrocampista giallorosso è stato infatti inserito dal ct Martinez nella lista b delle convocazioni per Russia 2018, il che vuol dire che potrebbe sostituire un compagno della lista a, quella effettiva, in caso di infortunio o altre impossibilità a prendere parte alla kermesse. Non è quindi bastato un finale di stagione in crescendo al belga per convincere il proprio commissario tecnico e, come per Brasile 2014 - a Sudafrica 2010 il Belgio non si qualificò -, sarà uno dei grandi esclusi.

LA STAGIONE - Con 42 presenze in stagione, Nainggolan ha vissuto un anno particolare, capace di spaccare i giudizi su di lui. L'inizio non esaltante, culminato nel video scandalo pubblicato attraverso i social a capodanno, non rende onore ad un calciatore che a più riprese è stato indicato come uno dei pilastri del club. Soltanto 6 reti, di cui 2 nella sfortunata semifinale Champions di ritorno col Liverpool, rappresentano un magro bottino: le 4 in campionato sono la quota più bassa raggiunta con la Roma in Serie A dall'annata 13/14, quella del suo arrivo nella Capitale nel mese di gennaio, dove registrò quindi appena 17 presenze. Di Francesco lo ha restituito al ruolo di mezz'ala, quello di inizio carriera, con risultati non sempre entusiasmanti, anche se gli ha permesso di incrementare la quota assist: ben 11 totali, record personale. Le voci del mercato invernale, poi, con l'interesse manifestato del campionato cinese, hanno fatto il resto.

CON LA NAZIONALE - Nainggolan fa il suo esordio con la maglia della Nazionale maggiore addirittura nel maggio del 2009, nel finale di una gara contro il Cile, ma si capisce subito che il suo rapporto con i Diavoli Rossi sarà complicato: per ritrovarlo in campo bisogna scartare di oltre due anni, fino al novembre del 2011, dove disputa appena 5' contro la Romania. Il primo gol arriva nel marzo del 2014, contro la Costa d'Avorio, ma per vederlo sul terreno di gioco tra gli undici titolari - disputa 90' contro Andorra - occorre aspettare ottobre dello stesso anno dato che Marc Wilmots non lo convoca per il Mondiale in Brasile. Inizia un periodo finalmente costante con la maglia del proprio Paese: agli Europei del 2016 il giallorosso è protagonista assoluto. Ma l'idillio termina con la manifestazione: la Federazione belga sceglie come nuovo tecnico Roberto Martinez. Nel regno dell'ex allenatore di Wigan ed Everton, Nainggolan gioca solo 6 partite, per un totale di 307 minuti su 1530'. Un oblio giustificato sotto l'egida dell'equilibrio e del gruppo, non attenuato neanche dalla voce dei tifosi, schierati senza remore con il giocatore. Una storia, se vogliamo, parallela a quella dell'attuale commissario tecnico azzurro, Roberto Mancini, costretto a 0 minuti in carriera nella Coppa del Mondo. Scelte che non sono piaciute perà al giallorosso, che a fronte dell'ultima esclusione ha deciso di dare l'addio alla maglia del proprio Paese. Ora senza neanche concorrere alla chiamata per Qatar 2022, entrerà a far parte di quell'Olimpo di campioni che non hanno mai messo piede nel massimo torneo calcistico internazionale in cui siedono già nomi come Weah, Giggs, Di Stefano, Cantona, Best o Valentino Mazzola.

Luca Loghi