I gol li fa e se li crea: ecco il gigante Edin

RASSEGNA STAMPA

CORRIERE DELLO SPORT (M.Filacchione) - E forse adesso, dopo tre stagioni in riva al Tevere, si può anche dire a voce alta: Edin Dzeko, arrivato dal City con le stimmate acclarate del campione, in giallorosso ha fatto un ulteriore salto di qualità, diventando più forte e più completo. A Manchester era una spalla di gran pregio, a Roma, si è trasformato in qualcosa di più di un bomber. Imprescindibile uomo squadra, terminale unico dell'attacco, porto sicuro quando la squadra chiede ossigeno, risolutore nei momenti topici. Di studio e francamente opaca la prima stagione, strepitosa la seconda, bagnata dalla gloria di 39 gol (record assoluto giallorosso) e da due titoli di capocannoniere, in campionato e in Europa League. Quanto alla terza, il dibattito è aperto: numeri alla mano (finora i centri complessivi sono 24) è stata un'annata meno travolgente della precedente, tuttavia nel calcio i gol si contano, ma soprattutto si pesano. E le reti di Dzeko quest'anno sono state altrettanti macigni, soprattutto in Europa. Già, l'Europa otto gol in dodici partite hanno scandito la galoppata Champions che ha portato la Roma a un passo dalla finale. Edin ha cominciato piegando il Qarabag a domicilio, ha atterrito il Chelsea a Stamford Bridge con un leggendario sinistro al volo, doppiato dalla spizzata di testa del 2-3; poi ha messo in frigo i quarti di finale con l'1-0 allo Shakhtar, ha tenuto a galla la Roma al Camp Nou e ha dato il via allo storico 3-0 dell'Olimpico. Da ultimo il capitolo Liverpool, nel quale ha timbrato sia all'andata che al ritorno, dando corpo all'orgogliosa e sfortunata rimonta.

LA CRESCITA. Nella stagione scorsa segnava parecchi gol "facili", specie sugli inviti dal fondo di Salah sui quali bastava arrivare un attimo prima degli avversari e correggere in rete. Quest'anno ha spesso inventato il gol, creandolo dal nulla. Vedi il sinistro a giro che ha battuto Reina al San Paolo, tanto per parlare ancora di partite importanti, quelle in cui il campione vero deve saper fare la differenza. Non solo gol, si diceva: Dzeko è via via diventato un regista avanzato di gran livello, in grado di far sgorgare il gioco dalla trequarti in su. I compagni lo trovano spalle alla porta, lui protegge usando il corpo, si gira a destra o a sinistra e fa filtrare il pallone per gli esterni rigorosamente sulla corsa, in modo che possano giocarlo subito. Sembra semplice, ma è gran calcio. E pensare che a gennaio era sul punto di andare via: i soldi (non pochi) che la Roma avrebbe incassato per la sua cessione al Chelsea li ha trovati con gli interessi nel cammino europeo (considerati premi Uefa, incassi e altre lussuose prebende), che senza Dzeko non sarebbe forse stato cosi lungo.