A tutto Valverde: la solidità "greca" e la favola dell'Athletic

STADIO

Non è sempre vero che nel Barcellona contino solo il gran gruppo e i campioni presenti. Lo dice l'esperienza del Tata Martino sulla panchina blaugrana nell'anno 2013/14: secondo posto nella Liga ed eliminazione ai quarti di finale in Champions League. Stesso destino di Luis Enrique alla sua terza stagione in Catalogna, a secco di trofei dopo (però) aver vinto tutto.

Ernesto Valverde ha tutta l'intenzione di percorrere le orme di Pep Guardiola e Lucho con un Barça tutto grinta e intelligenza tattica. A +8 punti sull'Atletico Madrid secondo in classifica (il Real Madrid è a -15) la vetta della Liga è ormai in cassaforte, insieme alla finale di Copa del Rey - contro il Siviglia - e a un cammino in Europa ostacolato ora solo dalla Roma di Eusebio Di Francesco.

Per arrivare al triplete servono esperienza e tanta scaltrezza tattica. Valverde, giocatore discreto, fa capire a tutti di saperci fare in giacca e cravatta laddove le abitudini, per colori e cultura, non sono poi così distanti dalla Spagna: parliamo della Grecia. Allena l'Olympiakos per tre stagioni, divise in due esperienze intervallate dalla pessima annata alla guida del Villareal.

Vince tre campionati greci e due coppe nazionali esaltando un gruppo compatto, di gregari e leader nascosti ma efficienti. Torna "a casa" guidando il Valencia dal dodicesimo posto all'Europa League, poi riporta un trofeo all'Athletic Bilbao dopo trentuno anni di assenza. Quella Supercoppa di Spagna, sfilata ai blaugrana, gli vale la chiamata del presidente Bartomeu sulla panchina catalana.

Attualmente il suo Barça è l'unica squadra imbattuta nei 5 campionati top a livello europeo, con il miglior attacco della Liga (72 gol segnati) e la seconda miglior difesa (13 reti al passivo). In Champions ha vinto il girone contro Juve, Sporting Lisbona e Olympiakos, eliminando poi agli ottavi il Chelsea di Antonio Conte. Per citare Manolas: "Non dobbiamo avere paura di nessuno, perché giochiamo 11 contro 11". Speriamo abbia ragione lui.

Riccardo Cotumaccio