Che fine ha fatto Gerson?

APPROFONDIMENTI

Quattro panchine consecutive, Gerson Santos da Silva, non le accumulava dai tempi di Luciano Spalletti. Era tutt'altra storia rispetto a Eusebio: quattro presenze nel corso dell'intera stagione 16/17, tra cui lo sciagurato primo tempo dello Juventus Stadium, sembravano aver annullato tutte le prospettive del brasiliano, costretto a partire per Lille facendo poi retromarcia tra i malumori del club.

Sotto la gestione Di Francesco, invece, l'ex Fluminense convince da subito. A Pinzolo, sotto gli sguardi attenti del tecnico e del suo staff, la fiducia cresce e i risultati - seppur lentamente - iniziano ad affiorare. L'esordio stagionale con il Verona, 16 settembre 2017, conferma le doti di un calciatore poco esuberante ma dal rendimento tutto da scoprire. Contro Benevento, Milan e Napoli non ha occasione di brillare, eppure alza il sipario della sua stagione sul palcoscenico più inaspettato: la Champions League. La sua prestazione (73' da titolare) contribuisce in maniera decisiva allo splendido 3-3 ottenuto con i campioni d'Inghilterra del Chelsea a Stamford Bridge.

Da Londra a Firenze, la sorpresa è in trasferta. Doppietta alla Fiorentina, primi due gol in Serie A e sprazzi d'amore da parte di una piazza che ha potuto solo aspettarlo, mai applaudirlo. È il suo momento, Di Francesco lo sa: "Il ragazzo ha qualità, lo seguivo già ai tempi del Sassuolo". Eppure dopo il Franchi, Gerson gioca la sua ultima, vera partita al Bentegodi nel pareggio a reti bianche contro il Chievo. Successivamente quattro panchine in Serie A, 69' in Coppa Italia contro il Torino e solo una vittoria per la Roma, quella in extremis contro il Cagliari.

Senza il numero 20 giallorosso la Roma ha perso due partite su quattro, tante quanto le sconfitte in campionato arrivate prima della crisi di dicembre. A lui, Di Francesco ha preferito Ünder in quattro occasioni: 3', 5', 9' e 14' contro Cagliari, Juventus, Sassuolo e Atalanta. Sempre in extremis, sempre a caccia del gol della speranza. Una bocciatura o una semplice rotazione? Alla sosta l'ardua sentenza.

Riccardo Cotumaccio