De Rossi, l'addio doloroso dopo 16 anni di amore azzurro

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Urla, sbraita, si alza in piedi e si risiede nervoso; dà indicazioni ai compagni e persino all’allenatore. Due maglie per tutta la vita, indossate sempre a livello epidermico e con una passione d’altri tempi. Senatore, si dice di Daniele De Rossi. I numeri lo confermano, l’atteggiamento in campo e in panchina altrettanto.

Le 117 volte in maglia azzurra, quarto di sempre in Nazionale. Le 21 reti, la prima all’esordio, la più importante dal dischetto di Berlino (quella del cielo azzurro e del quattro volte campioni del mondo); l’argento agli europei 2012; l’oro a quelli under 19, oltre a quella storica coppa del Mondiale 2006. Tutte le categorie minori, dal 2001 in poi prima di diventare uno dei simboli del tricolore in campo. L’inno urlato con la solita vena gonfia sul collo, il primo – sempre – a festeggiare i compagni, il primo – sempre – a metterci la faccia, in giallorosso come in azzurro.

Io, tra le varie Nazionali, sono 16 anni che giro il mondo con questa maglia addosso. Pensare che è ‘ultima volta che l’ho tolta è molto doloroso. E’ una mia parentesi che finisce, ma sono orgoglioso” dice con gli occhi gonfi al termine di Italia-Svezia.

L’epilogo, con l’esclusione della Nazionale ai Mondiali 2018, non è certo degno di una carriera come quella di De Rossi. Macchia indelebile, inutile negarlo, ma i 16 anni (16, come il suo numero di maglia) di totale dedizione e passione azzurra non si cancellano con un colpo di spugna. Solo Cannavaro, Maldini e Buffon hanno indossato la maglia italiana più volte di lui. Senatore dagli occhi arrossati, ieri sera. Leggenda e campione del mondo a vita. 

A cura di Chiara Di Paola