Zazzaroni a Retesport: "Di Francesco ha trasformato la diffidenza in fiducia. Totti dirigente? Gli auguro altro"

ESCLUSIVE

Una stretta di mano, una chiacchierata e - inaspettata - la partita a biliardino. Così Eusebio Di Francesco, nella redazione del Corriere dello Sport, sfida Ivan Zazzaroni in coppia con il nostro Roberto Maida. Perdendo. Il vincitore, nonché direttore dell'area digitale del quotidiano e opinionista Rai, interviene ai microfoni di Retesport, facendo il punto sul momento della Roma e della Nazionale in vista del playoff con la Svezia.

Riccardo Cotumaccio

Inizio col chiederle com’è andata la partita a biliardino con Di Francesco. Gioca o allena meglio?
"Fa entrambe le cose bene. Da bolognese furbo l'ho affiancato a uno scarso. Ho sfruttato l'incompetenza dei suoi attaccanti. Paolo Cannavaro mi ha chiesto come avessi fatto a batterlo, perché è praticamente imbattibile".

Quanto del carattere di Di Francesco, dopo averlo conosciuto da vicino, può dire di aver rivisto nel gioco della Roma?
"Eusebio lo conosco da quindici anni. Non è questione di carattere, quello ce l'hanno anche i calciatori. Sta lavorando con grande onestà, è chiaro e preciso, non tradisce la fiducia dei suoi uomini. In più ha grandi giocatori, come Kolarov, Nainggolan e De Rossi".

In città, dopo soli tre mesi, si avverte una fiducia spropositata nei confronti del mister. Merito del suo carattere, del gioco visto in campo o dei risultati (seppur da confermare)?
"Dei risultati. La fiducia era diffidenza, dopo il Chelsea è diventata stima. Si cambia presto opinione. Gli auguro di andar meglio alla grande".

Cosa si aspettava meno da questa Roma, la partenza sprint in campionato o l’imbattibilità europea in un girone di ferro con Atletico Madrid e Chelsea?
"L'imbattibilità europea. Avevo solo dubbi sul portiere e sulla tenuta difensiva, me li sono subito rimangiati. Mancano ancora giocatori importanti in una squadra che può migliorare".

Schick, in un’intervista a un magazine ceco, ha scatenato vivaci dibattiti in città. Che impressione le ha fatto il ragazzo, almeno “dialetticamente”?
"Trovo che siano delle sciocchezze incredibili. I giornalisti, davanti a questo, dovrebbero solo tacere. Ha detto una cosa e poi se l'è rimangiata. Ma è normale che un giocatore abbia alte ambizioni. È poco importante quello che si dice, lo è di più quello che si fa".

In Serie A, ad oggi, cinque sorelle occupano i primi cinque gradini del podio. Secondo lei, alla fine dei conti, sarà una lotta a due come negli scorsi anni? La Roma sarà protagonista?
"A due non credo. Credo possa esserci una lotta a tre con due variabili, l'Inter e la Lazio. Juve, Napoli e Roma hanno qualcosa in più".

Pochi giorni fa è sorto l’ennesimo vincolo sull’ippodromo di Tor di Valle, posto stavolta dalla figlia di Julio Lafuente, l’architetto che lo ha progettato. Investire in Italia sta diventando un problema, più che un affare?
"C'è ancora qualcuno che investe in Italia? Perdiamo ogni anno 100.000 ragazzi italiani, tra troppe tasse, politica e paure".

Capitolo Nazionale: con la Svezia ci si gioca tutto in 180’. Come giudica finora l’esperienza da commissario tecnico di Giampiero Ventura?
"La giudico alla fine. Se passa ha fatto il suo, se non passa è una tragedia. Del gioco mi interessa poco, mi interessano i risultati".

Nel calcio di oggi, e nella fattispecie in Nazionale, meglio preferire l’unica punta o il modulo a due attaccanti?
"Non c'è una regola. Vanno messi i giocatori nei loro ruoli. Sono per il 4-3-3 con i giocatori convocati, non per il 3-5-2".

Due dati su De Rossi: a un gol da Mazzola, a una sola presenza dalle 117 in azzurro (quarto sul podio). Per vincere un Mondiale servono ancora colonne del suo calibro?
"Se sono in condizione fisica ottimale sì. L'esperienza è utilissima. Da Daniele, però, mi aspettavo di più. Ha avuto una bella carriera ma gli è mancato qualcosa".

Totti dirigente?
"Non è il suo ruolo. Totti era il campo. Dirigente per cosa? Andare in tribuna? Gli auguro di avere una formazione tale da fare qualcosa diverso".