Giorgio Sandri a Retesport: "Senza i tifosi non ce l'avrei fatta. Quel giorno in Sud? Ancora ho i brividi" (AUDIO)

ESCLUSIVE

Giorgio Sandri, padre di Gabriele, interviene ai microfoni de "Il mio canto libero" sulle frequenze di Retesport in occasione del primo decennale dalla morte del tifoso biancoceleste. Queste le sue parole:

Cosa resta di questi dieci anni a papà Giorgio?
"Esser stato accompagnato, in questo lungo periodo, da tanta gente. Tanti ragazzi che ci hanno supportato nel dolore. Anche grazie a loro è venuta fuori la verità e un processo giusto. La solidarietà e l'affetto non ci sono mai mancate. Stiamo cercando di condurre una vita normale, anche se normale non sarà mai senza un figlio. Ci siamo rimboccati le maniche, dandoci forza".

I momenti più difficili? 
"I primi attimi del processo di primo grado ad Arezzo. Si cercava di far passare Gabriele per colpevole e Spaccarotella per la vittima. Dopo le prime udienze, fortunatamente, è stato chiarito tutto. Un gesto folle di un uomo che avrebbe dovuto proteggere Gabriele e che ha fatto invece l'impensabile". 

La vostra forza è stata fondamentale.
"E c'è stata grazie a voi. Da tutte le tifoserie d'Italia e non solo. Se non ci fosse stata l'opinione pubblica non ne saremmo mai venuti a capo. Roma, Milano, Reggio Calabria, ho girato tutt'Italia trovando solidarietà e affetto. Non dimenticherò mai quella volta in Curva Sud, mi vengono ancora i brividi".

C'è troppa demonizzazione nei confronti del mondo ultras. Tu hai sempre avuto parole diverse.
"Chi parla delle curve spesso lo fa a proposito. Cristiano e Gabriele le hanno vissute, come me del resto. La demonizzazione dei tifosi è un'immagine stravolta e sbagliata".

Ti piacerebbe raccontarci un ricordo tuo, personale, di tuo figlio?
"L'ultima sera che l'ho visto, prima di suonare al Piper. Gli chiesi se sarebbe andato a vedere la Lazio in trasferta, mi disse di no. Ovviamente poi è andato. Non perdeva una trasferta, per stare con gli amici".