Gerson, il personaggio che ha trovato l'autore

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"Spalletti mi aveva dato alcune occasioni, io non sono stato bravo a sfruttarle e non ero ancora pronto. Quest'anno ho iniziato con un'altra testa". Con queste parole Gerson lasciava la zona mista dello Stadio Artemio Franchi di Firenze. Che lo scorso anno non fosse ancora pronto, oltre a lui, se ne erano accorti in molti. Per prima la società, che aveva cercato di cederlo al Lille nella sessione invernale di mercato, ma che quest'anno la testa sia cambiata è altrettanto evidente, merito anche della gestione difranceschiana del giovane brasiliano.

LA NUOVA MASCHERA - Una sua identità: è questa la vera conquista fatta da Gerson ieri pomeriggio a Firenze, quando - anche a suon di gol - il brasiliano classe '97 ha finalmente scoperto di avere un ruolo ben preciso in questa squadra. Uno, nessuno, centomila. Trequartista, centrale di centrocampo e in un'unica occasione ala destra nella scorsa stagione. "Bellino a vedersi" come disse Spalletti, ma fino a ieri mina vagante dello scacchiere giallorosso. Troppe maschere dietro le quali era difficile scoprire il suo vero ruolo. Personaggio in cerca di autore che sul palcoscenico di Di Francesco ha "forse" trovato la sua parte: "Mi è stato presentato come centrocampista ma ritengo che possa fare molto bene in attacco. Può fare benissimo questo ruolo, è quello giusto" .

QUESTIONE DI MINUTI - Un'altra testa, liberata dalle pressioni di un ambiente che aveva smesso di confidare in lui, tanto da non riservargli più neppure le critiche; e proprio nel momento in cui nessuno parlava più del brasiliano, Di Francesco ha cominciato a lavorarci su. Un'opera abile e minuziosa, iniziata tra le montagne di Pinzolo e proseguita altrove. Per arrivare a Firenze, dove ha deciso di fare irruzione in scena con l'abito delle grandi occasioni. Prima della gara del Franchi, l'ex Fluminense era entrato con gradualità: 312 minuti dall'inizio della stagione, a un passo dai 491' complessivi di quella passata. Fiducia e qualità emerse grazie alla gestione oculata e graduale: solo quattro volte infatti dall'inizio del campionato Gerson è stato tenuto in panchina; per il resto ha sempre giocato. Pochi minuti inizialmente, poi sempre più spazio e considerazione anche nelle grandi occasioni: 15' contro il Verona, 22' contro il Benevento, 12' contro Milan e Napoli; 73' allo Stamford Bridge contro il Chelsea, 74' contro il Crotone ancora 7 contro il Bologna, 15' in casa contro il Chelsea e infine gli 82' da applausi contro la Fiorentina. Così, passo dopo passo, il talento classe '97 è entrato nei meccanismi della fabbrica targata Di Francesco. Meccanismi che si erano inceppati da quel Juventus Roma in cui era stato schierato titolare da Spalletti dopo aver disputato in campionato solo spezzoni simbolici: 1 minuto in Napoli-Roma, 13' in Roma-Bologna, e 77' ma contro il Pescara. Applausi per lui e per Di Francesco, il vero coltivatore dei giovani frutti giallorossi.

A cura di Chiara Di Paola e Andrea Fagnano