Mario Sconcerti: "All’Italia mancano i Totti e i Pirlo. Francesco? Non farà mai l’allenatore"

ESCLUSIVE

Mario Sconcerti, giornalista del Corriere della Sera e opinionista Rai, si pronuncia su Nazionale, Serie A e Var ai microfoni di Retesport. Queste le sue parole:

Nazionale: problema di modulo o qualcosa di più?
"Il modulo non c'entra, quando sei col 4-2-4 è sufficiente che le ali tornino un po' creando il classico 4-4-2. Il problema è nella qualità dei giocatori, nella velocità e nella squadra. Concetti non al top nella Nazionale di oggi. Dubito avremo grosse difficoltà con avversarie come Macedonia e Albania, sento troppo pessimismo ed esasperazione in giro. Come se il playoff fosse totalmente incerto. Ma sarebbe davvero straordinario non arrivare ai Mondiali".

C'è un giocatore in particolare che manca alla squadra di Ventura?
"Manca il playmaker, mancano due mezze ali. Manca un Pirlo, manca un Totti, mancano giocatori che sappiano giocare a calcio oltre il livello attuale del calcio italiano. La difesa comunque la rimediamo. In attacco siamo messi discretamente. Quello che manca, e di solito ti dà livello internazionale, è la fascia di mezzo".

Ventura tecnico giusto, o preferirebbe un Ancelotti in futuro?
"Il ct è un mestiere particolare, giudicato in base a quello dell'allenatore. Ma sono due professioni ben diverse. Neanche Ancelotti ha mai allenato una Nazionale, bisognerebbe vedere come si troverebbe. Probabilmente bene, ma non è qui il punto. Cambiare l'allenatore non stravolgerebbe nulla. Il problema è la qualità dei giocatori. Bisogna porci una domanda fondamentale: nella prima volta nella storia del nostro calcio, da Meazza a Totti, non sono nati i fuoriclasse. Non c'è stata più la stessa qualità dei giocatori. Significa che nel paese la crescita dei giovani si è bruscamente frenata. Non so se sia colpa delle scuole calcio o dei genitori invadenti e ambiziosi. Però discutere il tecnico è un falso scopo, perché mancano i giocatori".

Se da un lato c'è l'involuzione del calcio, dall'altro il Var sembrerebbe un'evoluzione.
"Non conoscendo completamente il protocollo del Var, ammetto di farmi sfuggire alcune cose. Fondamentalmente è chiaro che sia un aiuto, perché fotografa lo stesso tipo di azione e te la fa rivedere bene. Resta però un'opinione, non dirimente, dell'arbitro stesso. Però il progresso è insito nell'invenzione e non può fallire".

Giusto o sbagliato che un indipendentista come Pique giochi nella Spagna?
"Sono per tutte le libertà. Non capisco perché un'opinione politica debba intervenire in una scelta tecnica. Un'idea non è criminale o discriminante per se stessa. Se si arriva a dire che Pique non debba giocare in Nazionale si è discriminanti".

Roma-Napoli cosa dirà a questo campionato?
"Sinceramente? Che il Napoli è più forte. Se c'è una cosa che sta evidenziando il Napoli è che riesce a rendere semplice anche le cose complesse come il venire a Roma e fare il suo gioco. Credo vedremo questa differenza, tra una squadra già fatta e ben allenata e un'altra che sta rinascendo adesso".

Non vendere giocatori, comprarne pochi. Azzardo di De Laurentiis o regola per una buona stagione?
"La qualità del Napoli è la sua crescita. Le squadre migliorano e peggiorano durante l'arco della stagione. La squadra di Sarri, negli ultimi dodici mesi, è cresciuta molto. L'anno scorso ha perso il secondo posto nelle prime sette di campionato, poi ha sempre macinato punti. Attualmente ne ha due in più rispetto alla Juve. Un vantaggio non da poco".

Il Milan spende duecento milioni e raccoglie tre sconfitte. Montella ha bisogno di tempo, o il mercato è stato errato?
"Il Presidente ha deciso di rinforzare il Milan e ha messo parecchi soldi sul piatto, ma temo siano stati pagati troppo giocatori normali. Montella ha un'ottima squadra, ma non è la squadra. Ha ottimi giocatori, ma non campioni. C'è stata una straordinaria azione di propaganda che ha fatto vendere molto ad alcuni giornali; il ritorno del Milan - e di Milano - è un fatto molto potente. Ma sono stati acquistati giocatori che non fanno differenza".

Anche l'Inter è tutto fumo e niente arrosto, o vede un progetto più solido?
"All'Inter ci sono giocatori capaci di farti vincere con almeno quattordici squadre. Anche se va in difficoltà trova comunque il gol. La vera sorpresa di questo campionato è che i nerazzurri siano secondi insieme alla Juve".

Giusto ridimensionare la Serie A a 18 squadre o si sta bene così?
"Il calcio è fatto di slogan. Quello delle 18 squadre non mi ha mai convinto, visto che in tutta Europa si gioca così. Il problema non è il numero delle squadre, ma la loro qualità. Il cruccio vero è capire perché non riusciamo a giocare più all'altezza degli altri".

È un peccato aver visto Totti lasciare il corso da allenatore o se lo aspettava?
"Non credo sarà mai un allenatore. Farlo significherebbe mettersi in gioco e rischiare quanto ha costruito in venticinque anni di Roma. Farà come molte volte altri giocatori hanno fatto, vivendo di se stessi. Del Piero, Rivera, Maldini e Vialli non fanno nulla. Dovesse allenare la Roma, alle prime quattro sconfitte dovrebbe riassestare tutto. Questo lui lo sa, perché è intelligente. Quindi farà la vecchia gloria all'interno del club, vedendo passo per passo cosa fare".

Riccardo Cotumaccio