Milan-Roma 0-2, le pagelle

SERIE A TIM

ALISSON 7: Quest’anno avrebbe costretto Szczesny a battergli le mani dalla panchina. Vive un tempo quasi da spettatore e per spezzare la noia decide di scontrarsi con Fazio, per fortuna senza conseguenze. Al 60’ si prende la scena, prima disinnescando il siluro scagliato da Bonucci, poi bloccando a terra il tiro di Kalinic a ridosso della porta giallorossa. Tutto il bello della serata giallorossa a San Siro poggia le basi sui guanti del portiere brasiliano. 

BRUNO PERES 5,5: La solita prestazione fatta di chiusure affannate, coperture approssimative, tentativi maldestri di gestire il pallone. Dopo mezz’ora, però, trova il modo di salire sulla DeLorean di Doc e torna a correre sulla corsia di destra come ai tempi del Torino. Un inaspettato Ritorno al Futuro che implica un altrettanto repentino ritorno al presente. Quando al 63’ Andrè Silva passa dalle sue parti quasi lo ridicolizza, ma per fortuna sua e della Roma c’è sempre Manolas pronto a dargli una mano. Se il Milan attacca quasi sempre dalla sua parte, però, non può essere troppo casuale. 

MANOLAS 7: Dopo appena dieci minuti sbarra la strada a Kalinic, per poi replicare il copione con la ripetitività delle stagioni. Gioca con la serenità di chi si fida di se stesso e del compagno che ha al fianco. Con Fazio compone una coppia straordinariamente completa ed efficace. In più fa da balia a Peres. Capofamiglia. 

FAZIO 7,5: Travolge tutto e tutti, anche i compagni. Prima ne fa le spese Strootman, costretto di lì a poco ad abbandonare il campo, poi Alisson, che ha il demerito di non chiamare l’uscita al compagno. L’argentino, però, non si scompone: usa il fisico in tutte le sue forme, scegliendo di volta in volta l’arnese più utile alla causa. Piede, testa, petto, spalla. Il risultato è sempre lo stesso: dalle sue parti non si passa. 

KOLAROV 7: Il Milan che aveva conosciuto prima del trasloco in Premier League era quello di Maldini. Si ripresenta al Meazza con l’idea di trasmettere a tutti l’immagine della Roma di Kolarov. Il dribbling col tacco a seguire con conseguente cross di esterno per Florenzi che disegna a metà del primo tempo può legittimare l’ambizione, seppur a singhiozzo. La superiorità con cui tratta la sfera e la semplicità con cui sbarra la strada agli avversari trasmettono un senso quasi vintage del pallone nostrano. 

NAINGGOLAN 7: Il primo tempo lo trascorre quasi interamente a guardare Kessie, tanto per capire se davvero chi li riteneva di pari livello aveva bisogno di cure. Come contro l’Udinese interpreta due ruoli, facendo il mediano e il rifinitore a seconda delle situazioni. Così. Da trequartista cuce l’azione del gol di Florenzi, da mezzala costringe Calhanoglu al fallo che gli costa la seconda ammonizione.  

DE ROSSI 6,5: Cura la regia dello spettacolo con la solita maestria. La prima mezz’ora la passa soprattutto a imbastire verticalizzazioni improvvise, il resto della serata la trascorre tenendo uniti i reparti e garantendo gli equilibri alla squadra. Talmente lucido da marcare anche la Var. Il braccio attaccato al corpo con cui respinge il pallone dentro l’area al quarto d’ora spazza via anche il rischio delle decisioni contrarie. 

STROOTMAN 5,5: Dopo un quarto d’ora Donnarumma gli regala il pallone del vantaggio, ma lo spreca svirglolando grossolanamente la conclusione a porta sguarnita. Prova a reagire con la forza del pressing, ma poco dopo è costretto ad abbandonare il campo.

FLORENZI 6,5: Obbligato di nuovo a traslocare sulla trequarti avversaria, inizialmente fatica a trovare le misure. Nel primo tempo si limita più a contenere che ad attaccare, ma nella ripresa si trasforma. Prima trova lo spazio per presentarsi a tu per tu con Donnarumma, anche se spreca clamorosamente la deliziosa verticalizzazione di Pellegrini sparando il pallone sul portiere rossonero. Poi mette la firma sul raddoppio. Transformer!  

DZEKO 8: Più di un’ora passata a fare a sportellate con la difesa avversaria senza mai avere l’occasione per avvicinare Donnarumma. Un corteggiamento estenuante al pallone che lo innervosisce al punto di esagerare con le proteste. Poi, però, decide di prendersi la scena. Raccoglie il pallone sulla trequarti rossonera e direziona su di sé le Luci di San Siro. Il destro con cui fulmina Donnarumma dalla distanza è il 23° centro nelle ultime 23 gare di campionato, ma soprattutto è il gol che apre le porte dell’ascensore alla Roma per ricominciare a scalare la classifica. Tanto per evitare i soliti cali di tensione provvede pure a partorire l’azione del raddoppio. 

EL SHAARAWY 6: Ritorno al paese natìo, con un pizzico di educazione di troppo.

 

DI FRANCESCO 7,5: Per la serata alla Scala trasforma la Roma in una fisarmonica. La squadra che presenta a San Siro si allarga e si stringe con la maestria di chi ha imparato a memoria lo spartito; il suono che ne esce è quello della grande impresa. La colonna sonora di una serata che riammette di diritto la Roma al Ballo dello Scudetto. 

 

DAL 29’ PELLEGRINI 6,5: Buttato nella mischia per sostituire l’ammaccato Strootman non sfigura affatto. Se c’era bisogno di una grande prova in un grande contesto sceglie San Siro per farsi trovare pronto. La palla che regala a Florenzi al 60’ è solo una delle gemme che mette in fila per comporre la linea di centrocampo più luccicante d’Italia. 

DAL 78’ GERSON (per El Shaarawy) S.V.: Dottor Jekyll e mister Hyde. Dopo aver interpretato il ruolo di esterno destro d’attacco in casa della Juventus, con Spalletti, scopre l’effetto che fa giocare sul fronte opposto, con Di Francesco. Entra quando il risultato è già al sicuro. Nessuno gli chiede di strafare e lui non ha alcuna intenzione di farlo, ma fa comunque capire di esser pronto a dare una mano all’occorrenza. 

DALL’85’ JUAN JESUS  S.V.: Ritrova San Siro senza l’assillo del derby. 

Marco Madeddu