Perotti: “Il gol al Genoa più emozionante della semifinale di Champions”

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Diego Perotti, esterno argentino della Roma, è intervenuto in una diretta Instagram sul profilo della Roma e ha parlato della situazione relativa all’emergenza Coronavirus e non solo:

Come stai?
Bene, tutto tranquillo. Mi sto godendo la famiglia anche più di quanto serva. Quando giochiamo o ci alleniamo li vediamo poco e ne abbiamo approfittato in questi due mesi per stare insieme.

Cosa hai provato a pensare che la cavalcata in Champions è partita dal tuo gol con il Genoa?
La sensazione del gol al Genoa non l’ho mai provata prima. Anche se l’anno dopo siamo arrivati in semifinale di Champions e so che è un po’ egoista come ragionamento. Quel gol l’ho fatto io, l’ho sentito molto in maniera personale. Anche se l’anno dopo abbiamo giocato ed ho segnato in semifinale, mi sentivo importante perché era grazie a quel gol. Spero di risentire quella gioia, ma sarà difficile per quello che significava quella partita. Era un sogno, sono molto orgoglioso.

Il gol al Genoa è il più bello in giallorosso?
A livello di importanza si, ma di bellezza no. Il primo che ho fatto con la Samp al volo e anche quello al Chelsea sono belli. Mi piace molto anche quello fatto al Qarabag.

Mi ricordo una tua finta di corpo nella tua prima partita, dopo hai fatto l’assist per El Shaarawy
Quello che accade in una carriera lo ricordiamo tutti. Io ero arrivato da 48 ore, dopo la partita contro la Fiorentina ho preso la valigia ed ho fatto le visite. Il giorno dopo ho giocato titolare con la Roma ed era anche una partita emotiva: vincevamo uno a zero, poi hanno espulso Nainggolan. Ho fatto quella finta, poi l’assist per Stephan. Vincere alla prima partita e fare l’assist, a 48 ore dall’arrivo è stato un buon inizio.

Hai un rigore preferito?
Sì, quello nel derby per cosa rappresenta per la Roma la gara con la Lazio. Stavamo pareggiando 0-0 e poi perché l’ho calciato camminando e se lo rivedo oggi mi chiedo come abbia fatto. Poi ho realizzato anche un assist a Nainggolan in quel derby. C’era tanta pressione.

Che soddisfazione è stata per tua mamma vederti affermato come calciatore?
In famiglia è stata la più orgogliosa. Mi ha seguito fin da piccolo, ma lei si alzava presto il sabato e la domenica da sola per guardarmi giocare. Io ho avuto la fortuna che a livello economico sono sempre stato bene. Non posso dire di aver sofferto e ne conosco tanti di giocatori che hanno avuto questi problemi. Ovviamente ho avuto brutti momenti perché non giocavo sempre e in alcuni momenti non puoi sapere se ce l’avresti fatta o meno. Lei mi ha sempre accompagnato.

Il tuo giocatore argentino preferito?
Riquelme. Non ho visto nessun altro in quel ruolo e giocare le finali come lui. Quando ero al Boca a 12-13 anni l’ho visto da vicino e mi ha colpito tantissimo. Ho provato sempre a imitarlo, ma non ci sono riuscito mai.

Da dove nasce il soprannome El Monito?
Perché mio padre lo chiamavano El Mono. L’ho preso da lui, niente di particolare. E’ un’eredità. In Argentina era abbastanza conosciuto e mi hanno dato quel soprannome.

L’avversario più forte che hai affrontato?
Dani Alves sicuramente. L’ho affrontato tante volte quando ero al Siviglia e lui al Barcellona. Poteva fare non so quante volte la fascia andata e ritorno. Io ero l’esterno a tutta fascia ed era difficile rincorrerlo e attaccarlo. Tante partite le ho fatte bene, ma fisicamente ti portava a un livello impensabile. Ti costringeva a fare il terzino. Era il Barcellona che ha vinto tanti titoli, andavi al Camp Nou e vedevi Xavi, Iniesta e Busquets.

Come è nato il tuo modo di battere i rigori?
E’ nato a Siviglia, nelle giovanili ne avrò calciati forse uno o due. Lì in prima squadra ho cominciato con un mio amico portiere. Ho cominciato a parlare e a capire come fa un avversario a pararlo, quale era il momento decisivo. Ho preso informazioni e ho provato a calciare differentemente. All’inizio camminavo ancora più piano, poi ho iniziato ad allenarmi e ho visto con lui quale fosse la forma in cui riuscivo a fare più gol. Era Siviglia-Espanyol la prima volta, nel 2012, da lì in poi ho fatto sempre gol. Solamente qui ho sbagliato due rigori ed ho cambiato un po’. Guardo il portiere il più possibile per capire se mi dà un riferimento. Come il cucchiaio, se fai gol sei un fenomeno. Nel calcio conta solamente se fai gol o no.

Hai un rito scaramantico prima della partita?
Dovremmo stare qui un giorno. Sono stato almeno un anno ascoltando le stesse 15 canzoni. Questo per raccontare una delle tante stranezze. Dovrei fare qualche lavoro psicologico. Ho contagiato anche mia moglie. Quando faccio la fascia ad esempio inizio sempre con il piede destro. Quando mi allaccio le scarpe devo farlo perfettamente sennò riparto da capo. Ne ho mille di queste cose. La testa a me comanda tanto. Per dormire deve essere tutto buio, ho un po’ da lavorare. Quando abbiamo giocato con il Gladbach in Germania, io ho fatto veramente male ma non avevo dormito perché c’era troppa luce in stanza. Non è una scusa, ma ho provato in tutti i modi a coprire gli occhi e non mi sono addormentato.

Giochi alla playstation?
Gioco a Fifa e anche a Resident Evil con mio figlio che mi ha chiesto se oggi ammazzavamo gli zombie. A Fifa da solo non gioco, ma con gli amici. Non sono fortissimo.

Sul gol in rabona contro il Viktoria Plzen?
Non volevo fare il cucchiaio o il gol, ma volevo crossare. Sarebbe una bugia dire il contrario. Tante volte ho sognato di fare la rabona, ma spesso utilizzo questo colpo. Un ex allenatore che allenava in Argentina diceva che fare la rabona significa avere una gamba sinistra che è un disastro.

A Fifa ti capita di sbagliare i rigori?
Li sbaglio tutti. Senza mirino la tiri fuori, con invece la parano. Devono migliorare questa cosa.

Secondo te devi migliorare nei cross?
Possibile. Arrivo tante volte in fondo e magari non riesco a fare un buon cross. E’ più difficile saltare l’uomo che mettere la palla in mezzo, ma devo migliorare in quello. Tante volte salto l’uomo e provo a fare l’assist e proveremo a crescere di più.

Può capitare di dover andare in bagno durante una partita?
E’ una delle domande che ci fanno tanto. Io il giorno della partita vado in bagno in maniera più frequente, soprattutto se gioco titolare. Se vado in panchina è come se il mio corpo mi dicesse di star tranquillo invece. Una volta a Siviglia in Coppa del Re mi è capitato contro una squadra di B di dover andare in bagno e mancavano sei minuti e ho pensato di non resistere. Ho giocato gli ultimi minuti fermo.

Il tuo piatto preferito?
L’asado. Ma il mio piatto preferito da sempre è la pizza. Quando sei calciatore non la puoi mangiare tanto. Qualche volta dopo le partite che la danno anche nello spogliatoio per recuperare. Tra asado e pizza mi tengo la pizza. La margherita o quella con il prosciutto: non mangio altri tipi di pizza.

Piatto romano preferito?
La carbonara, ma è come la pizza non la puoi mangiare sempre. Poi ingrassi e iniziano le multe. Quando giochiamo provo a mangiare il meglio possibile.

Domanda di Juan Jesus: chi fa da autista quando non vuoi guidare?
Lui è venuto a prendermi tantissime volte, mi ha portato tante volte a Trigoria. Devo riconoscere che è stato un autista perfetto, sempre puntuale. Non siamo arrivati in ritardo, gli lascio sempre 5 stelle quando scendo dalla macchina.