Pellegrini: "Voglio restare e vincere 10 scudetti, possiamo toglierci grandi soddisfazioni"

RASSEGNA STAMPA

Lorenzo Pellegrini, ha rilasciato una lunga intervista alla Gazzetta dello Sport dove si racconta tra presente e futuro. Ecco un estratto: 

“Mi ricordo quando arrivò a casa la lettera che diceva che la Roma mi avrebbe preso. Per due o tre giorni non feci altro che guardarla e riguardarla, non mi sembrava vera. Può immaginarsi che cosa possa significare, per un bambino di nove anni malato di calcio, sapere che la tua squadra del cuore ti prende nel suo seno. Ero rapito da quel sogno che si realizzava. Il ruolo? Non ho sempre giocato a centrocampo. Fin quando ho avuto tredici anni mi schieravano da attaccante,ero alto e grosso. E questo contava. Poi sono cresciuti anche gli altri e furono momenti duri. Facevo fatica a trovare posto in squadra. E un ragazzo di tredici anni che non gioca al gioco che ama è inevitabilmente triste. Sia chiaro: ci sono mille cose più tristi e difficili,nella vita. Ma se vuoi fare il calciatore e non giochi,soffri. Ma non mi persi d’animo, non mi smarrii. Lavoravo, faticavo, cercavo di migliorarmi. Così l’allenatore che avevo allora, Mirko Manfrè, mi disse che per farmi giocare mi avrebbe spostato a centrocampo. Accettai subito, avrei giocato ovunque. Andò bene. Siamo ai Giovanissimi nazionali. Poi arrivò Vincenzo Montella che mi ha insegnato tanto, anche tatticamente. E furono preziosi i consigli del suo vice Daniele Russo, che era stato centrocampista. Si impara, sempre”

SU FONSECA - “Quest’anno abbiamo trovato un allenatore che, secondo me, è tra i cinque migliori al mondo. Non solo dal punto di vista tecnico, anche per il carattere, per la positività che porta nel collettivo. Lui e il suo staff si prendono cura della squadra da tutti i punti di vista e fanno capire che qui non si scherza. Un gruppo così qui non c’è mai stato. Siamo amici,compatti,ci aiutiamo l’uno con l’altro.So che ci si attendono vittorie, da noi. Sono convinto che, continuando così, potremo toglierci molte soddisfazioni”.

ROMA A VITA - “Io cerco sempre di essere sincero,tanto le parole vengono sempre giudicate,almeno si giudica il mio pensiero autentico. Che si possa paragonare la mia carriera futura a quella di Francesco o Daniele è per me solo un onore. In questo momento vorrei stare qui sempre ma certamente questa deve essere anche l’intenzione della società.Io sono un ragazzo molto ambizioso, che pretende molto da se stesso e dagli altri. Per me sarebbe perfetto restare qui per sempre. Sono orgoglioso della Roma,non lo dico formalmente, e penso che la società possa crescere ancora. Qualcuno dice che vincere uno scudetto a Roma è come vincerne dieci. Io voglio vincerne dieci, non uno. Dieci che valgono dieci”.

LA VITTORIA - “Vincere è difficile dappertutto. L’unica cosa che si può fare per vincere è lavorare, essere seri, professionali e creare un clima tanto forte e positivo qui dentro, tra noi,da resistere alle pressioni esterne. La Roma oggi sta crescendo anche in questo, si sono fatti passi in avanti importanti. Non so se vinceremo o no, ma oggi c’è un clima nuovo. Ripeto: per vincere bisogna solo lavorare. Sono convinto che un giocatore la domenica si esprima al livello che ha tenuto la settimana durante gli allenamenti”.

TOTTI E LA FASCIA DA CAPITANO - “Quanto ho imparato da lui? Tanto. Quando era in campo non si poteva non rubare con gli occhi da lui. E’ uno di quei giocatori che, da solo, vale il prezzo del biglietto. Dopo mi ha aiutato a capire tante cose qui dentro, ad avere gli atteggiamenti giusti. La sua esperienza calcistica e umana mi è stata molto utile. Mi ha confortato nei momenti difficili. A ventuno anni essere accolto da Totti mi è sembrato un film. Non entro nelle vicende specifiche ma, a livello umano, mi dispiace tantissimo venire qui e non vederlo tutte le mattine, come succedeva prima. E lo stesso vale per Daniele. Essere capitano è una cosa molto importante, significa trasmettere agli altri cosa significa giocare a Roma, nella Roma. Ora c’è Florenzi e nessuno sa farlo meglio di lui. Sa trasmettere il senso di questa identità e sa capire e tirare fuori dai compagni di squadra il meglio. Se questa squadra ora è in ripresa molto è merito suo, di Dzeko, di Kolarov e di tanti altri”.

CAMBIO DI PROPRIETÀ - “Noi sappiamo quello che leggiamo. Le nostre realtà sono lo spogliatoio, il campo, tutti i giorni. E in queste dimensioni sentiamo sempre la società presente. Il resto è un altro livello, che non dipende da noi. Restiamo in attesa, sapendo che, se anche le cose cambiano, la Roma resta la Roma”.