[PODCAST] - Devis Mangia: "Pastore? Il problema non è la tattica"

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"Pastore? Quando le cose non vanno bene le motivazioni sono sempre molteplici. Ha risentito delle difficoltà della Roma in questa stagione ma poteva essere la mezzala di Di Francesco. La duttilità un limite per Florenzi? Denota intelligenza, bisogna riconoscergli la disponibilità a fare tutti i ruoli. El Shaarawy può ancora migliorare". E' un Devis Mangia a tutto tondo quello che interviene ai microfoni di ReteSport durante la trasmissione condotta da Massimiliano Magni ed Alessandro Cristofori. Dalle difficoltà di Pastore e le differenze rispetto all'incrocio col tecnico ai tempi del Palermo, al ruolo di Florenzi, allenato nell'Italia Under21 insieme a Destro, El Shaarawy ed Insigne tra gli altri.

"Pastore? Quando le cose non vanno bene le motivazioni sono sempre molteplici. Ha reso meno di quello che tutti si aspettavano ed ha risentito delle difficoltà della Roma in questa stagione. Il ruolo? A Palermo ha dato il meglio in un centrocampo a rombo dietro a due attaccanti. Ma il 4-3-3 di Di Francesco è un sistema propositivo, lui avrebbe avuto le caratteristiche per dargli qualità, giusto pensarlo ad inizio stagione come mezzala. Le sue difficoltà alla Roma sono dovute non solo alla tattica. La duttilità un limite per Florenzi? Denota intelligenza, bisogna riconoscergli la disponibilità a fare tutti i ruoli. Bisogna soltanto apprezzarlo per questa sua qualità. E' una risorsa". Poi, il ricordo delle condizioni di Mattia Destro all'Europeo di categoria nel 2013 in Israele: "Aveva problemi al ginocchio ai tempi. Lui dava il massimo, ma il ragazzo non era a posto, non riuscivamo neanche a farlo allenare. Abbiamo deciso poi di non forzare oltre. Non riusciva a mostrare le sue qualità. Posso dire che quando è arrivato in Nazionale non stava bene". Tanti i giallorossi allenati in azzurro, tra cui El Shaarawy: "E' un ottimo giocatore ed è in un ottimo momento, ma lui ha la testa giusta per pensare di avere ancora margini di miglioramento. Può fare ancora di più". Una battuta su Insigne: "Son sicuro ami visceralmente il Napoli, è un giocatore di alto livello. E' molto legato alla società e alla città. Nel calcio tutto può succedere, può giocare bene ovunque, ma lui sta bene lì".

Il discorso poi si sposta su una valutazione del calcio italiano e delle nostre squadre in Europa: "E' un problema della mentalità italiana. Noi abbiamo cercato sempre di ragionare più sul risultato che sul come arrivarci. In Spagna ed in Olanda per esempio la ricerca estetica è sempre stata più estesa. Bisognerebbe chiedere ai tifosi italiani se preferiscono vincere e basta o giocare bene e cercare di vincere. Il ragionamento parte da lontano, le cose non cambiano dall'alto nell'immediato. C'è tanto lavoro dietro, bisognerebbe fare un percorso di un certo tipo e occorre molta forza. Ho fiducia in chi ora guida la Federazione. Spero gli venga data la possibilità di apportare modifiche. In Romania per esempio è obbligatorio schierare un Under21 in campo in ogni partita, dal prossimo anno diventeranno due, quindi vuol dire averne almeno 3 o 4 in rosa. Adesso, dopo tanti anni, la Romania Under21 si è tornata a qualificare per la fase finale dell'Europeo di categoria. Non so se c'è davvero una concatenazione, ma non mi sembra davvero un caso".