Il sindaco de L’Aquila, Pierluigi Biondi: "Gli studenti sono il vero motore della città"

ESCLUSIVE

Il sindaco de L’Aquila, Pierluigi Biondi, è intervenuto ai microfoni di Retesport a 10 anni di distanza dal dal sisma che ha colpito la città. 

“Parlando con la rigida logica dei numeri siamo al 70 per cento della ricostruzione privata e al 30 di quella pubblica. Se siamo avanti o indietro non possiamo dirlo perché non abbiamo parametri di riferimento per la realtà aquilana con tutta la sua complessità. Qui sono state danneggiate funzioni centrali per la vita quotidiana, dall’ospedale alle scuole, dal Municipio alla Prefettura, dalla Questura al Tribunale. Nulla di quello che fa parte alle nostre abitudini è stato risparmiato dal sisma. Diciamo comunque che in questi anni è stato fatto molto. Una città che ha un centro storico cosi grande ha fatto uno sforzo importante. Qui si sono sperimentate tecniche di restauro che non hanno pari in epoca recente”. 

Come procede la ricostruzione sociale? 

"E’ difficile ragionare su questo, perché non ci sono termini di riferimento, però ho visto dei dati che ci dicono qualcosa. I numeri ci dicono che il popolo aquilano non è messo peggio di altre realtà. Credo che lo sforzo da fare sia quello di ricostruire dei legami comunitari intorno ai dei messaggi positivi. Troppo spesso L’Aquila viene descritta soltanto dal punto di vista di ciò che non va. Sarebbe sbagliato anche il contrario, ma bisogna dire che è una città viva, che ha ritrovato dei suoi punti fermi, che è una città con un’identità marcata, poi è evidente che ci sono i problemi del commercio del centro storico, che scontano i problemi del post sisma, che manca ancora la piena fruibilità del centro storico, che scuole ricostruite ancora non ce ne sono, soprattutto per negligenza della politica locale. Detto questo credo che se uno gira per L’Aquila in un giorno normale trova gente che passeggia, persone che vanno a mangiare o a far compere, famiglie che portano i propri figli a giocare al Parco del Castello, c’è una città che si sta riappropriando della sua normalità”. 

I giovani?

“I veri pessimisti siamo noi adulti. Credo che i giovani abbiano uno sguardo più sorridente in merito al futuro. Credo che necessariamente la salvezza della città de L’Aquila passa attraverso gli investimenti sui giovani. L’Aquila ha un Ateneo in cui il 40 per centro degli iscritti proviene da fuori regione, abbiamo il Gran Sasso Science Institute (istituto di formazione post-universitaria),  abbiamo il Conservatorio, l’Accademia delle Belle Arti, dove il 70 degli iscritti non è residente a L’Aquila. Questo per dire che in città ci sono circa 10 mila giovani che hanno scelto di studiare e di formarsi  qui nonostante le difficoltà. Questo significa che questa città rappresenta ancora un punto di riferimento. La sfida è garantire a questi ragazzi i posti di lavoro necessari a rimanere con noi. Dobbiamo sfruttare la modernità, usare i droni, migliorare le comunicazioni e le connessioni, qui si fa molta Ricerca pura ed applicata, potrebbero generarsi delle opportunità di lavoro che consentiranno al tessuto economico di poggiare su queste basi solide. E’ normale che si tratta di investimenti i cui frutti si vedranno nel medio periodo. L’importante è avere una strategia e perseguirla con costanza”. 

Qual è il rapporto con la Regione? 

“L’Abruzzo è fatto di due aree: quella lineare della costa e quella montuosa dell’interno. Non si deve vivere in competizione, ma di complementarità. Esistono delle cose che hanno una logica per alcune aree e viceversa. Se si riescono a saldare queste due anime questa la Regione avrà grandissime prospettive, perché qui si scia e si va al mare, ci sono città d’arte straordinarie i Trabocchi di D’Annunzio, aree archeologiche, chiese meravigliose. Ce’è tutto quello che è possibile desiderare in una zona abitata da 1,2 milioni di persone”. 

Sono state mantenute le promesse del G8? 

“Alcuni Paesi hanno fatto solidarietà concreta, faccio l’esempio del governo francese, della Russia, della Germania, del Giappone e del Kazakistan”. 

Qual è la situazione se paragonata a quella di altre regioni colpite dal sisma in questi anni? 

“Non credo si possano fare paragoni con le ricostruzioni riguardanti altre zone d’Italia. Possiamo dire che L’Aquila rispetto a prima è sicuramente una città più sicura e più bella e dove le risorse economiche sono state spese con oculatezza e dove il sistema di controllo su fenomeni di malaffare ha funzionato correttamente. Poi ci sono anche dei buchi neri naturalmente, ma a fronte dei 18 miliardi stanziati e dei 16 impegnati direi che i risultati sono più che soddisfacenti”.